No Tav, 47 antagonisti condannati per un totale di 140 anni

Sono 47 i No Tav condannati per gli scontri del 2011 in Val di Susa. In totale, le pene ammontano a 140 anni. Solo in 6, invece, sono stati assolti. Quella arrivata a conclusione del maxi processo di Torino è, dunque, una sentenza in controtendenza rispetto alle precedenti, solitamente piuttosto benevole nei confronti degli antagonisti anti-alta velocità. Oltre alla reclusione, il giudice ha previsto per i condannati anche il pagamento di 150mila euro di provvisionali in favore delle parti civili: un po’ meno della metà dovrà essere corrisposta al ministero dell’Interno, il resto sarà diviso tra Difesa, Economia, sindacati di polizia, singoli agenti rimasti feriti nel corso degli scontri e società Ltf, che si occupa della Torino-Lione.

La reazione dei No Tav

Al momento della lettura della sentenza gli imputati hanno tentato di leggere un proclama, senza però riuscire a catturare l’attenzione dei giudici, che si sono allontanati immediatamente. «Questo è un processo politico. Non ci seppellirete con queste condanne», ha urlato un imputato, mentre il pubblico gridava «vergogna» e intonava «Bella Ciao». Fuori dall’aula bunker, poi, un gruppo di No Tv ha realizzato un blocco stradale, ma la protesta ha retto meno di un quarto d’ora. In serata, invece, è previsto un presidio di solidarietà a Bussoleno, nella valle. Secondo uno dei legali dei No Tav le condanne e le provvisionali sarebbero «spropositate» e «assurde».

Una bacchettata alle coperture politiche

Per il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, si tratta di «una sentenza che fa giustizia anche di tante coperture politiche e intellettuali di quella violenza, che hanno cercato e cercano di nobilitarla con assurdi richiami alla Resistenza». Il dispositivo dei giudici di Torino, ha aggiunto l’esponente del governo, «ristabilisce il primato della legalità e pure del buon senso: assaltare un cantiere, attaccare le forze dell’ordine, ferire oltre 180 persone tra poliziotti, carabinieri e militari della Guardia di finanza non è una normale manifestazione di dissenso, è un crimine». È stata poi l’avvocato di parte civile per Ltf, Anna Ronfani, a sottolineare ancora che «non sono state condannate le opinioni, ma le manifestazioni di dissenso che hanno travalicato i confini del lecito».