No Tav in corteo a Roma, danneggiate le sedi di Ferrovie e dell’Atac

Bombe carta e fumogeni. E poi pietre. Eccolo il corteo di antagonisti, Centri Sociali e No-Tav nella Capitale. Una manifestazione che si snoda nelle vie del quadrante est di Roma, non in centro, dunque stavolta, ma «in periferia, per parlare ai palazzi dove c’è la gente e non a quelli dove c’è il potere», dicono i manifestanti. Sarà per questo che gli tirano le pietre. E poi bombe carta e fumogeni. Per parlare ai palazzi e alla gente di periferia. Che, forse, a questo punto, avrebbe fatto anche volentieri a meno di questa manifestazione di simpatia. Si parte da piazzale Tiburtino. In testa un grosso striscione con su scritto: “Fermarli è possibile”. Il corteo percorre il quartiere San Lorenzo e via Prenestina. Il menù degli slogan è un fritto misto in cui ci si mette dentro di tutto. Dalla Tav ai processi, dagli scontri agli sgomberi delle case occupate, agli sfratti, ai cantieri e alle Grandi Opere. «Solidarietà a tutti gli imputati ai processi, sia quelli della Val di Susa che per gli scontri del 15 ottobre 2011 a Roma. Il Tav non si farà mai, noi siamo ovunque», urlano al megafono gli organizzatori della manifestazione. “No a sgomberi, a sfratti e grandi opere”, fanno il controcanto altri manifestanti.
All’altezza della sede logistica di Ferrovie dello Stato su via dello Scalo di San Lorenzo, i manifestanti fanno una piccola “sosta tecnica”: c’è da tirare pietre, bombe carta e fumogeni contro l’edificio. D’altra parte una manifestazione No-Tav senza danni non sarebbe una manifestazione No Tav. Così parte la selva di lanci. Piovono all’interno della sede delle Ferrovie bombe carta e fumogeni.

Pietre, bombe carta e fumogeni sui cittadini di Roma est

Per essere sicuri di fare un lavoretto a modino, come direbbe Matteo Renzi, i No Tav ci mettono anche le pietre. Qualche bella “brecciata” di sanpietrini in testa non fa mai male e fa tanto Capitale. E poi aiuta a spiegare bene le cose casomai uno non le capisse bene. D’altra parte gli antagonisti non sono mica venuti qui per caso. Lo hanno pure spiegato: manifestiamo in periferia «per parlare ai palazzi dove c’è la gente e non a quelli dove c’è il potere». Una delicatezza che dovrebbe essere anche apprezzata. Dalle facce dei cittadini travolti da questa “manifestazione di affetto” non si direbbe che il messaggio, per quanto esplicato, sia stato ben compreso. Anche i dipendenti delle Ferrovie presi di mira qualche dubbio ce l’hanno. Al di là del cancello vigilano, schierati, agenti in tenuta antisommossa. Ma servono a poco o niente. Le pietre piovono come giganteschi chicchi di grandine sui malcapitati impiegati delle Ferrovie. I passanti scappano a gambe levate. I manifestanti espongono all’ingresso un grosso striscione “La valle non si arresta! No-Tav” a imperitura memoria che sono passati di là come Attila. Poi si prosegue nella devastazione. L’obiettivo finale è arrivare a via della Venezia Giulia passando per via Prenestina. Un percorso scelto non a caso. A via Prenestina c’è la sede dell’Atac, la municipalizzata dei trasporti romani, altro obiettivo interessante. E così ripartono i lanci di pietre, di bombe carta di fumogeni. Gli insulti, le parolacce, gli slogan minacciosi. “Sabotiamo il Tav” recita lo striscione di testa della manifestazione. Anche qui i cittadini sembrano  non comprendere le intenzioni di dialogo di antagonisti e no global. Anche qui blindati e agenti antisommossa.
«Siamo duemila. C’è anche una delegazione dalla Val di Susa e da Teramo», esultano gli organizzatori del corteo. Alla fine si conclude tutto davanti al mercato di Villa Gordiani.
. “Tutti liberi, tutte libere” urlano i manifestanti con riferimento agli imputati dei molti processi per danneggiamenti. Anche per oggi la Capitale ha dato. Anche per oggi la “rivoluzione” s’è fatta. Si può andare in pace. Amen.