Lavoro “nero” alla Cgil? La Camusso querela e incassa uno storico ko

«Sono tante le cause di lavoro intentate in tutta Italia da ex dipendenti della Cgil, che denunciano fra l’altro anni di lavoro nero e lavoro a tempo pieno sotto forma di collaborazioni a progetto: violazioni contro le quali proprio la Cgil domani manifesterà a Roma e a Milano (…). È una crepa che si sta allargando: emergono casi in Veneto, a Trieste, in Toscana, in Puglia, in Sicilia e in Calabria: ci sono casi di licenziati dopo oltre trent’anni di lavoro», aveva raccontato in questo servizio al Tg1, nel 2011, il giornalista economico Luigi Monfredi, con immagini di una manifestazione di ex dipendenti del sindacato che avevano in atto contenziosi con la più importante sigla italiana. Monfredi, nel servizio, aveva anche fatto notare come il giorno dopo la Cgil sarebbe scesa in piazza contro se stessa, ovvero contro quelle pratiche di sfruttamento del lavoro che avevano originato anche tante cause da parte dei propri dipendenti. Per quella “cronaca” dei fatti e quell’accostamento tra i due eventi, Monfredi si era beccato una querela insieme al direttore dell’epoca Augusto Minzolini, con una richiesta di risarcimento del danno in sede civile per una cifra intorno ai 75mila euro. «Ci sentiamo diffamati da quel servizio», aveva tuonato la Camusso. Ma è arrivata la storica sentenza: quanto affermato era vero, c’è poco da offendersi.

«Le cause per sfruttamento del lavoro alla Cgil esistono»

Il giudice fa un ragionamento molto semplice: «Quanto riferito dal cronista corrisponde, quindi, alla realtà dei fatti: è un fatto storico realmente accaduto e di indubbia rilevanza per l’opinione pubblica che nei confronti della Cgil siano state proposte diverse cause di lavoro in cui vengono contestate diverse violazioni da parte di lavoratori ed a nulla rileva il fatto che tali cause siano, almeno a detta dell’attrice, infondate in quanto non è compito del giornalista entrare nel merito del contenzioso, ma solo riportare il dato storico della loro esistenza e della protesta dei lavoratori contro la Cgil.  Sussiste quindi la “verità” della notizia….». Alla Camusso è t0ccato così pagare le spese legali (4.500 euro) e incassare la sconfitta senza colpo ferire. In festa, invece, i lavoratori che si considerano sfruttati dalla Cgil, riuniti in una pagina Facebook che ospita le storie di tanti dipendenti che con la Camusso non coltivano più buoni rapporti.