Siria, liberate Greta e Vanessa. Interrogativi sul riscatto pagato

Arriva dal tweet di un canale della rete televisiva Al Jazira la prima indiscrezione: «Il fronte Al-Nusra libera le due donne italiane trattenute da inizio del mese ad Aleppo, in Siria». Poi, a cascata, gli altri social. E’ così che arriva la notizia che Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite nel nord della Siria a fine luglio sono state liberate dall’ala siriana di Al Qaida. Una notizia che nei primi momenti viene gestita con grandissima cautela e un bassissimo profilo dalle istituzioni italiane. La Farnesina sceglie inizialmente il silenzio. E interpellata dall’Ansa, preferisce non commentare in attesa di verifiche più approfondite. Anche una fonte diplomatica interpellata a Beirut concede solo: «Sono in corso verifiche» sulla voce riguardante la liberazione di Greta e Vanessa sottolineando di non essere in grado di confermare il rilascio delle due giovani. Poi arriva la conferma ufficiale da Palazzo Chigi. E l’aula della Camera dei deputati si scioglie in un lungo ed unanime applauso quando il ministro Maria Laura Boschi comunicato all’assemblea «una bella notizia. Greta e Vanessa sono state liberate».
Ma, subito dopo, ecco l’interrogativo che avvelena la vicenda: «Greta e Vanessa hanno esposto loro stesse e l’intero Stato italiano a una situazione di rischio e difficoltà coscientemente con la loro volontaria presenza in un Paese in gravi condizioni e una pesante presenza del terrorismo. Finita la fase di legittima soddisfazione, serve che il ministro Boschi ci dica se è in grado di escludere che da qualunque fonte di finanziamento pubblico sia stato un centesimo per riportare le due ragazze a casa», dice Fdi.