“Sì” del Senato ai capilista bloccati. Ko i dissidenti di Pd e Forza Italia

Quanto ai numeri, l’esito è schiacciante: 175 sì, 110 no. Politicamente parlando, la situazione abbozzata dal voto del Senato sull’emendamento Esposito – il cosiddetto “super canguro” che consente di saltare tutte le altre proposte di modifica all’Italicum (35mila sulle 47 presentate, secondo Calderoli–  appare destinata a sconvolgere i precari equilibri politici usciti dalle elezioni politiche del 2013. Basti pensare che la norma a difesa dei capilista bloccati (ché di questo si tratta) è passata con i voti delle “maggioranze” interne di Pd e Forza Italia e tra i contorcimenti delle “minoranze” guidate rispettivamente da Miguel Gotor (in pratica Bersani) e Raffaele Fitto.

Vince il “Nazareno”: capilista nominati

In altri tempi, quando la politica era quasi una “scienza esatta”, si sarebbe detto che il responso dell’aula di Palazzo Madama ha modificato la maggioranza. Oggi che si procede con molta approssimazione a valutare gli effetti delle singole mosse, ci si può limitare a prendere atto che quello che emerso è la “maggioranza del Nazareno” al netto dei suoi oppositori, la “vecchia guardia” del Pd, da un lato, l’ala “fittiana”, dall’altro. Certo, è probabile, persino scontato forse, che Renzi e Berlusconi faranno buon viso a cattivo gioco visto che incombe la scelta del nuovo inquilino del Colle. Tuttavia, per quanto non vogliano trattare con i rispettivi ribelli, i due leader non possono rischiare di trovarsi alle prese con problemi interni quando comincerà la giostra del Quirinale.

Minoranze Pd e FI pronte a vendicarsi sul Quirinale

Le grandi manovre in casa Pd sono già cominciate, con la minoranza interna che nelle prossime ore affollerà la “sala Berlinguer” di Montecitorio per provare a saldare l’ala più moderata guidata dal capogruppo Roberto Speranza con i “pasdaran” alla Gotor o alla Fassina. Sono attesi 150 parlamentari. La battaglia contro il premier (e contro il Cavaliere) è solo all’inizio.