Se pure il terrorismo fa ascolti, è poi così utile fare la diretta?

Il terrore minuto per minuto. Non è che si voglia scherzare su quanto sta accadendo a Parigi, nel cuore di questa Europa intorpidita e assente. No, nessuno scherzo. È solo ci fa impressione guardare i notiziari. Fiumi di parole e di immagini, dalla capitale francese e dai suoi sobborghi, hanno invaso le nostre case attraverso i teleschermi e  tramite i social network. Il plumbeo cielo di Parigi fa da contorno ad una narrazione di avvenimenti sempre più apocalittica e sempre sopra le righe. Certo, il dramma è in corso, di sangue ne è stato versato e, Dio non voglia, ne sarà versato ancora. Ma il bisogno di sensazionalismo, quel desiderio quasi inconsapevole di essere sempre sopra le righe nel racconto dei fatti non crediamo possa giovare a chi le notizie le riceve. No, non giova. Ed inoltre è un danno. Perché se è vero e sacrosanto il diritto-dovere di cronaca, altro è cercare l’iperbole, l’aggettivazione superlativa.

 Non si aiuta la gente a capire

Non si fa una buona informazione né si aiuta la gente a capire. Anzi, pare che il tutto sia fatto per ottenere due stati d’animo diametralmente opposti. Già, perché, se tutto è terribile, folle, crudele, impossibile se ogni immagine deve servire ad avvalorare drammaticità e pathos allora può essere che il risultato sia quello di ingenerare e moltiplicare la paura nell’utente, nella popolazione inerme che assiste attonita e sempre più intimorita a questa escalation. E se pure i responsabili delle forze in campo chiedono alle telecamere, com’è appena successo, di non inquadrare le forze speciali e i loro movimenti né lo scenario d’azione per non dare alcun vantaggio ai terroristi allora una qualche domanda sull’utilità di una diretta ossessiva, di breaking news (direbbero quelli bravi) a ripetizione  bisognerà pur porsela.

 Si può sollecitare l’emulazione

Se il terrorismo in diretta fa lievitare gli ascolti,  è utile fare la diretta del terrorismo? Noi pensiamo di no. Noi crediamo che questo genere di fatti bisogna maneggiarli con estrema cura. Perché da un lato possono accrescere il terrore nella popolazione. E dall’altro possono sollecitare lo spirito di emulazione, incitare all’azione quanti vivono una vita borderline e, magari, pensano al martirio come ad una possibile e definitiva soluzione.