Ronchi: «Ecco come partì la rivoluzione del centrodestra italiano»

«Tutto ebbe inizio con la candidatura di Fini a sindaco di Roma. Tutto quel che è accaduto dopo non ci sarebbe stato senza quella decisione». Ministro delle politiche comunitarie, per tre anni portavoce del partito, Andrea Ronchi vent’anni fa fu tra di fondatori Alleanza Nazionale. «Era il luglio del 1993, allora c’era il Msi, era scoppiata Mani Pulite e Roma era commissariata», racconta Ronchi. «Intuimmo che Fini era la risposta giusta al crollo della Prima Repubblica. Era intelligente, giovane e bravo. Era stato scelto da Giorgio Almirante che, con lungimiranza, capì che poteva essere il potenziale futuro leader del Msi-Dn. Ci unimmo tutti e cominciammo a raggruppare attorno alla sua figura quella parte di società civile che poteva fare un “salto nel buio”. La candidatura di Fini in Campidoglio rappresentava, infatti, un salto nel buio. E da lì ebbe origine il miracolo. Con Gaetano Rebecchini, capostipite di una delle famiglie più rappresentative della Roma perbene, Daniela Memmo che era l’anima della Fondazione Memmo, Domenico Fisichella politologo, Publio Fiori e altri personaggi al di fuori della politica attiva, si aprì un mondo che si aspettava una risposta al degrado politico e culturale della Prima Repubblica. Il miracolo ci consentì di arrivare al ballottaggio. Fu una scossa autentica. Pochi giorni dopo, Berlusconi disse apertamente: “Se dovessi votare a Roma sceglierei Fini”».

La rivoluzione del centrodestra italiano

Da lì, ricorda Ronchi, «partì la rivoluzione del centrodestra italiano con la costruzione di An e il congresso di Fiuggi». An, spiega ancora l’ex-ministro, dette una casa ai liberali e ai cattolici, diventando il punto di riferimento per l’elettorato di centrodestra, in alternativa a una sinistra e a un centrosinistra che non erano in grado di dare risposte concrete ai moderati. Alleanza nazionale, sottolinea Ronchi, «è stata una grandissima e meravigliosa esperienza che ha sdoganato concetti fondamentali come la Patria, la tutela e i diritti delle persone umane, la difesa della famiglia, la tutela della piccola e media impresa come salvaguardia della linfa economica della nazione. Ha dato il “la” a una politica estera che sapesse coniugare i valori dell’Occidente ribaltando (anche all’estero) l’immagine corrente (e obiettivamente denigratoria) dell'”Italietta”. Non ci sarebbe stato il centrodestra in Italia senza la costituzione e la crescita di An».

La rinascita del centrodestra

Ronchi conclude che «nell’ultimo decennio, purtroppo, sono stati commessi molti errori che hanno condotto alla frantumazione dell’alleanza del 1994, sui quali non si è ancora riflettuto a sufficienza. La rinascita del centrodestra è possibile unicamente se si troverà la forza (e il coraggio) di “cancellare” le ragioni (sbagliate) che hanno condotto alla polverizzazione dell’unità di allora, e issando di nuovo la bandiera del 1994. Ricostruendo una coalizione che possa contrapporsi al centrosinistra renziano che, in modo truffaldino, parla di Partito della Nazione, puntando su un ritorno indietro di trent’anni, quando regnava il consociativismo, che ridusse l’Italia allo stato miserevole dal quale non ha saputo ancora risollevarsi».