Da Roma la sveglia al centrodestra. Ripartire da zero per non morire renziani

Sul palco una piccola sveglia arancione, sullo fondo la scritta Sveglia il centrodestra anche tu!, in platea giovani e giovanissimi, in prima fila tanti volti noti del centrodestra orfano del Pdl e diviso in troppi rivoli. Sono le 11 quando al Cinema Adriano di Roma si accendono i riflettori sulla manifestazione promossa da Adolfo Urso, presidente della Fondazione FareFuturo, per uscire dal letargo dell’ultima stagione e ripensare il centrodestra. Obiettivo: archiviare il passato, i veti incrociati, il dirigismo dei capi intorno a un progetto comune e non agli interessi dei partiti ex alleati.

Gli “enfant prodige”

Protagonisti della mattinata i tre enfants prodige (e terrible) di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega: Raffaele Fitto, Giorgia Meloni e Flavio Tosi. Del leader del Carroccio non c’è traccia perché, come scandisce dal microfono il giovane direttore della rivista l’Intraprendente, «Salvini rappresenta l’avversario migliore per Renzi e noi dobbiamo costruire l’avversario peggiore…». In prima fila si riconoscono Fabio Rampelli, Marco Scurria, Ignazio La Russa, Marco Marsilio, Carlo Fidanza, Antonio Guidi, Carlo Ciccioli, Antonio Giordano. Poco dietro un sorridente Francesco Storace, venuto ad annusare o chissà.

Vicini alla Francia ma…

«Dico sveglia, Europa! Sveglia, Roma!». Adolfo Urso, un passato nel Msi e in An, oggi esponente di Fratelli d’Italia,  apre i lavori con il pensiero rivolto a Parigi, al dramma della Francia ferita «e noi con essa». Parla di  «un’Europa assediata» e della «nostra civiltà colpita al cuore» prima di rendere omaggio al popolo francese e invitare i presenti a sollevare matite e penne in segno di solidarietà. Dopo un minuto di silenzio, Urso dà fuoco alle polveri sollecitando una reazione forte alla minaccia globale del terrorismo islamico: «Dobbiamo rispondere con le matite, con le vignette e anche con le armi se è necessario». Non è giusto irridere i sentimenti religiosi «ma la vita è un bene intoccabile», puntualizza pensando ai cristiani perseguitati a tutte le latitudini ma anche alle polemiche che in queste ore dividono l’opinione pubblica e i soloni dell’informazione.

Primarie

Rinnovamento, opposizione alla normalizzazione renziana, primarie come strumento di selezione della classe dirigente e un nuovo modello di partito «partecipato e non più in balìa delle oligarchie»: questo il collante che dovrebbe unire il centrodestra del futuro per costruire un’opposizione credibile, non demagogica e rinunciataria. E, soprattutto, fare tesoro degli errori commessi (tanti) per ripartire senza torcicolli, rendite di posizione, ostracismi e guerre interne che hanno nauseato gli elettori. Serve uno scatto di reni. Federazione? Nuovo nome, nuovo simbolo? Il marketing elettorale può aspettare.