Riforme, Brunetta a Boschi: «Nel 2005 fu la sinistra a fermare Berlusconi…»

Botta e risposta a distanza tra il ministro Maria Elena Boschi e Renato Brunetta sulle riforme. «Alcuni partiti chiedono di fermare le riforme. Ma sono state ferme per vent’anni, si sono riposate abbastanza. Ora avanti tutta». Ha scritto su Twitter il ministro delle Riforme, con riferimento alla richiesta dell’opposizione di sospendere l’esame della legge elettorale e della riforma costituzionale fino al voto per il Colle. Immediata la replica sempre su Twitter del capogruppo di Forza Italia alla Camera: «Giovane ministra Maria Elena Boschi affetta da amnesia: fu sua sinistra a bloccare riforma costituzionale Berlusconi del 2005». E in successivo tweet il presidente dei deputati azzurri ribadisce:  «A Maria Elena Boschi. Da riforma costituzionale Berlusconi 2005 bloccata da sinistra persi dieci anni. Basta ricostruzioni storiche spudorate!».

L’intervista di Brunetta

Ad accendere la miccia è stata un’intervista di Brunetta sul Corriere della Sera. Il presidente dei deputati azzurri ha  sottolineato che prima si parla del Quirinale e poi delle riforme, «se invece Renzi forzerà la mano sul calendario, la scelta avverrebbe in un clima di tensione drammatica. Si andrebbe “ai materassi” come si dice nel Padrino. Sa cosa significa? Guerra totale. Nessuno dorme a casa sua, ma si cerca una sistemazione provvisoria. Su un materasso appunto». Brunetta ha poi puntualizzato: «Renzi non ha la minima idea di cosa voglia dire avere contro Brunetta». «Io sto usando solo il 5% del mio potenziale combattivo, politico e intellettuale per oppormi a Renzi. Ma la mia pazienza non è infinita». Il gruppo di Forza Italia, ha continuato l’ex ministro per la Pubblica amministrazione , «è compatto sulla mia linea: non c’è tempo, e non è neanche giusto approvare alla Camera la riforma costituzionale prima dell’elezione del presidente».

Un nome per il Colle

Quanto al nome per il Colle, «con la scuola comunista abbiamo dato. Occorre cambiare diocesi». Mattarella? «Il presidente della Repubblica dev’essere una personalità di grande spessore, di alta esperienza internazionale, di provata capacità di governo. Mattarella non ha queste caratteristiche». Padoan? «Non vogliamo un tecnico passato da poco alla politica». Grasso? «Non votiamo un avvocato, vuole che votiamo un magistrato?». Quanto a Giuliano Amato, «dico la mia personalissima opinione: “è il più competente, il più esperto, il più conosciuto all’estero. Ed è di cultura liberal socialista».