“Riconciliazione” in Sudafrica: libero il “killer dell’apartheid” de Kock

È considerato una delle figure più oscure del periodo dell’apartheid: ha ucciso, torturato, seviziato, sequestrato decine di persone durante gli anni dell’apartheid in Sudafrica, eppure  dopo vent’anni di prigione Eugene de Kock ha ottenuto la libertà condizionata «nell’interesse della riconciliazione nazionale». Definito dai media sudafricani “Prime Evil”, il “killer dell’apartheid”, o anche il “torturatore”, ha avuto un ruolo importante nella macchina dell’era segregazionista, tanto che per i suoi crimini era stato condannato a due ergastoli e a 212 anni di carcere. Ma alla fine, nonostante tutti i crimini compiuti, è riuscito restare in carcere meno anni di Nelson Mandela.

Era stato a capo della terribile unità C1

De Kock, 66 anni compiuti da qualche giorno, tra gli anni 1980-’90 è stato a capo dell’unità C1, un’unità segreta della polizia sudafricana responsabile di rapimenti, torture e omicidi di attivisti anti-apartheid. Un vero e proprio squadrone della morte. Il compito principale di de Kock, quando era colonnello della polizia, era di mettere a tacere i leader del movimento anti-apartheid, in particolare quelli del Congresso nazionale africano (Anc). E ironia della sorte il governo dell’Anc lo ha scarcerato. “Prime Evil” è stato arrestato nel 1994, quando finì l’apartheid e Nelson Mandela divenne presidente.

Era stato condannato a due ergastoli

Nel 1996 è stato riconosciuto colpevole di 89 capi d’accusa e condannato a due ergastoli e ulteriori 212 anni di carcere. Successivamente il killer dell’apartheid mostrò segni di pentimento incontrando da dietro le sbarre alcuni dei parenti delle sue vittime e collaborando alle indagini. Arrivò anche ad accusare alcuni membri del regime dell’apartheid, tra cui Frederik W. De Klerk, ultimo presidente bianco, insignito insieme a Nelson Mandela del Premio Nobel per la pace nel 1993, di aver autorizzato le attività dell’unità C1. Nonostante tutto questo de Kock ha ottenuto la libertà vigilata, «nell’interesse della riconciliazione nazionale», ha spiegato il ministro della Giustizia Michael Masutha, che ha tenuto a precisare che sarebbero stati resi noti il luogo e i tempi del rilascio dell’ex ufficiale di polizia. Il governo sudafricano sa che, “riconciliazione nazionale” a parte, sono in molti a non aver dimenticato.