Renzi sempre più nei guai: la minoranza del Pd gli fa un altro sgambetto

A Matteo Renzi il senatore Paolo Corsini ha consegnato il documento con cui i 29 parlamentari di minoranza spiegano la posizione del gruppo contrario a votare la legge. Dopo i sondaggi in caduta libera, una nuova “bomba” finisce nelle mani del premier. E la spaccatura nel partito è sempre più grave, con la minoranza dei democratici che non ha alcuna intenzione di abbassare la testa di fronte a quelle che – a loro giudizio – sono prepotenze e prevaricazioni.

La schiera di chi non si arrende a Renzi

«Senza modifiche all’Italicum, voterò contro». Lo dice il senatore Pd Corradino Mineo a Intelligonews. Alla domanda se appartiene a «un partito nel partito», come evocato da Renzi, replica: «Il punto centrale è: la legge elettorale pur non essendo una legge costituzionale ha rilievo costituzionale. Non solo l’articolo 107 della Costituzione ma anche il regolamento del Pd dice che non c’è alcuna disciplina che tenga: il parlamentare rappresenta la nazione non il partito. Quindi considero irricevibile la battuta di Renzi del partito nel partito». Poi osserva come il premier abbia «passato almeno un’ora e venti del suo intervento ad accarezzare i senatori Pd dalla parte del pelo e poi ha anche detto: se non mi date ragione, posso usare strumenti parlamentari che consentano l’approvazione della legge in 48 ore. Forse si riferiva alla tecnica del “canguro” o a un emendamento che spazzi via gli altri».

“Mai visto un premier così…”

«Noto sommessamente – sottolinea -– che nella mia lunga esperienza, mai ho sentito un premier che evocasse tattiche ostruzionistiche o contro-ostruzionistiche. I trenta senatori che si esprimeranno sugli emendamenti del Pd – spiega Mineo – non sono né una setta, né un partito; sono eletti che si riferiscono a quella libertà prevista dalla Costituzione. Non hanno una posizione univoca e non devono averla. Il punto sul quale c’è accordo è votare gli emendamenti presentati. Per quanto riguarda me, penso che questa sia una legge elettorale che renderebbe il sistema italiano il meno libero e il più autoritario di tutti i sistemi occidentali. Renzi vuole il sindaco d’Italia. Io no, e voterò contro». E a proposito di chi dà in ascesa le quotazioni di Giuliano Amato per il Colle, Mineo spiega: «Coerentemente con la mia posizione, il problema è vedere come finisce il dibattito sulla legge elettorale».