Renzi ritira la norma sul fisco giusto. È più forte l’odio contro il Cav

Poteva essere davvero #lavoltabuona per Matteo Renzi per dimostrare di non essere solo “chiacchiere e distintivo” o, se si preferisce, solo fumo e niente arrosto. Invece, niente: occasione sprecata. Ancora una volta, il premier si è confermato tutt’altro che decisionista e, comunque, un leader molto diverso da quello che la sua propaganda vorrebbe rifilare agli italiani. Per paura di affrontare polemiche e polveroni mediatici di cui è specialista la cosiddetta grande stampa nazionale, Renzi ha annunciato il ritiro di una norma già approvata dal Consiglio dei ministri finalizzata a depenalizzare (anche penalmente) le evasioni fiscali di modesta entità. Per la precisione, quelle inferiori al 3 per cento dell’imponibile di un’azienda.

È il fisco la vera croce degli italiani

È (era) una norma attesa da gran parte del mondo delle imprese, dai commercialisti e persino dalle commissioni tributarie perché utile a decongestionare il contenzioso fiscale tra Stato e contribuenti. Non serve (serviva) a coprire le vere evasioni ma banali erosioni, spesso frutto più di svarioni contabili che di intenzioni dolose. In sintesi, una misura giusta. Ma poiché in Italia una decisione è realmente tale solo quando è utilizzabile da tutti meno che da Berlusconi, il premier si è subito affrettato ad espungerla dal testo non appena una manina l’ha nottetempo passata a quegli autentici cani da tartufo che sono i cronisti in perenne lotta contro il Cavaliere Nero. Imprenditori, commercianti ed artigiani vadano pure a quel paese, l’importante era salvare il buon nome dell’Italia “anti”. Insomma, l’onore è salvo. Tutto il resto può andare a puttane, e chi se ne frega…

Il Rottamatore sempre più simile ai “rottamati”

Agli occhi di uno straniero questa storia potrebbe apparire inverosimile. Invece è la triste realtà di una politica che sa esistere solo andando “contro”. E dispiace che più passa il tempo più il Rottamatore somigli ai suoi “rottamati”. Certo, c’è il nodo del Quirinale e quindi l’esigenza di non urtare più di tanto la “sensibilità democratica” della sinistra del Pd ma – vivaddio – se ogni volta l’interesse generale deve arrestarsi di fronti ai pruriti ideologici o ai rigurgiti di vendetta di minoranze camuffate di senso dello Stato, va a finire davvero che l’Italia non la salva più nessuno. Renzi ha vinto le primarie e disarcionato Letta per inaugurare una nuova stagione della politica nazionale. Se si mette a fare la fotocopia dei D’Alema e dei Bersani che l’hanno preceduto, ci restituisse  almeno gli originali.