Renzi: «No a elezioni anticipate». Ma la legislatura è in pericolo. Ecco perché…

Mette le mani avanti, Matteo Renzi, parlando  ai microfoni del Tg1 nel Mattarella Day: «Ma che elezioni anticipate, finalmente ci sono segnali di ripresa e le condizioni perchè dopo anni torni il segno più». La legislatura però, con l’ascesa alla massima carica dello Stato del giudice costituzionale siciliano, è in pericolo di vita. Per diverse, buone ragioni. Vediamo quali. Inanzi tutto c’è la rottura del Patto del Nazareno, sul quale il premier ha impostato  la sua strategia di governo. Le prime vittime saranno le riforme costituzionali. Che convenienza avrà, a questo punto, Berlusconi a portarle a compimento dopo lo schiaffo ricevuto per l’elezione del presidente della Repubblica e mentre monta la rivolta dentro Forza Italia?

La scaramanzia del premier

Queste parole del premier sembrano quindi dettate dalla scaramanzia: «Le riforme andranno avanti comunque ma io scommetto anche con l’apporto di FI perchè non sono riforme per il Pd o per FI, ma sono riforme per il Paese». È però  difficile trovare qualcuno disposto oggi a scommettere sull’abolizione del Senato elettivo. E a questo punto rischia anche l’Italicum, la cui applicazione è prevista solo per la Camera. Un altro fronte di instabilità viene inoltre dal nervosismo dentro l’Ncd, partito che pare destinato a una dolorosa spaccatura. Fino a quando i parlamentari di Alfano che guardano a Forza Italia saranno disposti a continuare ad appoggiar il governo Renzi?

Una mossa studiata?

I soliti malpensanti ritengono che in realtà il primo a volere le elezioni anticipate sia proprio Renzi. Il Jobs Act è stato approvato e quindi viene meno uno dei principali motivi di dissidio con la minoranza interna. A Renzi non conveniva in fondo ricompattare il partito se intendeva givernare fino al 2016 o 2017. Ma, con questa dichiarazione, l’inquilino di Palazzo Chigi sembra parlare più come capo partito che come presidente del Consiglio. «Sei mesi fa il 40 per cento degli italiani ci ha chiesto di guidare il paese dicendo basta alle solite divisioni, correnti, polemicucce. Il Pd ha dato una risposta all’altezza ed è bello anche per gli iscritti ed i militanti». A spingere verso le elezioni anticipate è paradossalmente anche il vento di ripresa economica annuncato da molti, con Bankitalia tra i primi. Tutti gli addetti ai lavori sanno che non è certo merito di Renzi ma della discesa del prezzo del petrolio e del Quantitative Easing varato da Mario Draghi. Ma per qualche tempo, soprattutto nei mesi di una eventuale campagna elettorale, il premier può farsi bello con i meriti altrui. E gli convine dunque andare al voto, prima che gli italiani scoprano il bluff.