Quirinale, quando la destra votava Condorelli e Borsellino

Si apre oggi la delicata partita dell’elezione del capo dello Stato in uno scenario confuso in cui manca un nome condiviso. Le opposizioni – tranne FdI e Lega che hanno scelto Vittorio Feltri come candidato di bandiera – non hanno le idee chiare e si affidano, come i grillini, alla rete da cui emergono nomi al confine tra paradosso e società dello spettacolo.

I voti missini per De Marsanich

Nei decenni passati nel clima consociativo che esprimeva gli accordi  per gli “inquilini” del Quirinale come si comportava la destra? Il Msi, nonostante i pochi voti di cui disponeva in Parlamento, fu sempre all’altezza della sfida proponendo nomi illustri come “quirinabili”. In primis Augusto De Marsanich, che fu anche segretario del partito negli anni Cinquanta, candidato di bandiera della Fiamma alle elezioni presidenziali del 1964 e del 1971.

Condorelli simbolo anti-casta

Nel 1978 il Msi fa convergere i suoi voti su Luigi Condorelli, cardiologo di fama mondiale. Un luminare del tutto estraneo al sistema partitocratico ma capace di fare il suo lavoro con dedizione e passione. Un simbolo scelto dal Msi da opporre ai giochi interessati di Palazzo, in pratica un rappresentante dell’anti-casta veramente apprezzabile, quella che dà lustro all’Italia e non quella che si affanna nei girotondi di piazza. Di Condorelli scrisse sul Corriere Gateano Afeltra, a cento anni dalla nascita, che la sua lezione sull’educazione etica del medico, tenuta a Roma al principio degli anni Settanta, rappresentava dopo il giuramento di Ippocrate una “tavola fondamentale” cui ogni dottore dovrebbe ispirarsi. Condorelli, inoltre, era profetico nel suo opporsi al ricorso massiccio alle analisi come metodo di cura e nella sua diffidenza verso la commistione tra arte medica e tecnologia.

Il nome di Borsellino sulla scheda

Importante anche la scelta di rottura operata dal Msi nel 1992, quando i parlamentari missini scelsero come candidato di bandiera Paolo Borsellino. “Quello era lo stile politico di una vera opposizione – ricorda Gennaro Malgieri – il Msi seppe scegliere uno dei più grandi clinici del secolo scorso come Condorelli e un uomo come Borsellino, il cui profilo non è retorico giudicare eroico”. Questo non significa che il Msi si tenne sempre distante dal coinvolgimento nelle elezioni presidenziali: votò infatti per Antonio Segni nel 1962 e – ricorda ancora Malgieri – “i suoi voti furono determinanti nel 1971 per l’elezione, al ventitreesimo scrutinio, di Giovanni Leone. Diversamente avremmo avuto un presidente pesantemente condizionato dai voti del Pci che all’epoca, si ricorderà, era legatissimo all’Unione sovietica.