Il petrolio crolla, ma la benzina costa sempre tanto: ecco il motivo, assurdo

C’è un mistero buffo, tutto italiano, che odora di benzina: il costo del barile di petrolio è tre volte meno di  sette anni anni fa, ma il prezzo del carburante è sempre lo stesso, anzi si è alzato di qualche centesimo. Come mai? Nessuno tra i lorsignori della classe dirigente vuole fornire una risposta, ma i consumatori non si rassegnano. Adusbef e Federconsumatori tornano in una nota a denunciare questa vera e propria vergogna nazionale. L’indice è puntato contro  “l’Ottava Sorella“. Chi è ? Non può essere altri che lo Stato italiano.

Pressione fiscale al 64%

Ma ecco i conti, impietosi, sciorinati dalle due associazioni. «Nel 2008,  quando i futures delle banche di affari spinsero il prezzo del barile a 147,27 dollari (11 luglio 2008), con il cambio euro/dollari ad 1,58, un litro di benzina costava 1,523 euro, con le tasse (Iva-accise) che incidevano per il 53,7% su benzina; 44,53 % su gasolio attestato a 1,518 euro al litro». Bene, tenetevi forte, perché questa è la situazione all’inizio del 2015: «Oggi  il barile è crollato a 47,41 dollari», ma la benzina è venduta in media a 1,587 euro al litro e ha un surplus di 12 centesimi anche per effetto della pressione fiscale aumentata a 64,45%. Di ben 17 centesimi è poi il gasolio pagato in più dagli automobilisti a 1,492 euro al litro. con Iva ed accise al 64, 28%.

Pesanti ricadute sulle famiglie

 

Il saldo finale è di una spesa maggiorata di 180 e 255 euro per ogni famiglia che consuma 1.500 litri l’anno. Tale sovrapprezzo ha ricadute pesanti sulle tasche dei cittadini, con un ammontare tra imposte dirette ed indirette (dovute all’impatto del costo dei carburanti sui prezzi dei beni di prima necessità che, nel nostro Paese, sono distribuiti per l’86% su gomma), di 313 euro annui. Non è tollerabile -concludono i consumatori- questa lentezza nell’adeguamento dei prezzi, che avviene subito al rialzo e quasi mai al ribasso.