Personaggi in odor di mafia, brogli e quant’altro: Cofferati “ammazza” il Pd

Volano gli stracci in casa Pd. E Sergio Cofferati, infilzato alle primarie liguri come un pivello qualsiasi, va giù duro. “Vedo che Renzi va in televisione a darmi dell’ipocrita, che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al Pd. Solo insulti e offese. Se un partito, invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suoi fondatori, reagisce così, siamo alla frutta. Anzi, ormai al digestivo”. Nessuno finora aveva osato tanto. Non che non fossero, in passato, mancati veleni, plemiche, ombre e sospetti sull’uso delle primarie. Tutt’altro. Ad onor del vero non c’è stata consultazione di questo tipo che non abbia lasciato strascichi sulla qualità del voto.

Cofferati accusa, il Pd barcolla

Presentate come toccasana del progressivo declino della partecipazione politica e forma moderna di rinnovamento di quell’oggetto ormai misterioso chiamato partito, privato ormai degli antichi connotati organizzativi, direttivi e gerarchici che ne definivano, valore, efficacia propulsiva ed essenza democratica, le primarie si sono mostrate molto più permeabili ad imbrogli, inquinamenti, alterazioni del consenso di quanto si potesse immaginare. Cofferati ne ha fatto le spese, a quanto pare. Proprio lui, soprannominato il “Cinese” che a “Repubblica” confessa di aver informato  per un mese e mezzo la Serracchiani e Guerini, i due vice segretari di Renzi, dello “scempio che si stava consumando in Liguria, dei rischi dell’inquinamento del voto …della presenza perfino di personaggi in odor di mafia ai gazebo e ai seggi”. Una voce nel deserto. Mai una risposta.

Ripercusioni sul voto per il Quirinale

E alla fine? Udite, udite. Il Cinese la dice tutta :”Il risultato in tredici seggi, dove per una manciata di euro sono state convogliate file di poveri stranieri, è stato annullato dalla commissione di garanzia. Sta indagando la procura di Savona e forse quella di Genova si muoverà. Ed è scesa in campo anche la Dda, la direzione distrettuale antimafia”. L’accusa è pesante. Di quelle che non possono restare appese. Non solo perchè Cofferati ha già scatenato le ire funeste di Pittibimbo e della sua corte adorante, in preda a delirio di onnipotenza. Ma anche perché il Cinese, capace di muoversi come pochi tra i flutti tempestosi, senza perdere mai la proverbiale, olimpica calma, questa sì molto cinese, una dote costruita nel corso di  estenuanti trattative ai tavoli sindacali, è di quelli che sanno aspettare sulla sponda l’arrivo del cadavere del nemico. Reni è avvisato. Con le elezioni del Presidente della Repubblica alle porte, il clima si arroventa terribilmente.