Parole e musica: a Roma il concerto dedicato ad Alberto Giaquinto

D’altro canto:  serata di musica, immagini e parole dedicata ad Alberto Giaquinto, l’ultima vittima della scia di sangue di Acca Larenzia, ucciso il 10 gennaio 1979 a soli diciassette anni, a Centocelle, nel corso di un manifestazione in ricordo del primo anniversario della strage.

Per non dimenticare

“Per non dimenticare chi ha dato la vita per l’Italia”, si legge nell’invito al concerto che si tiene mercoledì 21 a Roma nei locali dell‘Os Club (via delle Terme di Traiano 4). Il concerto per Alberto nasce ai primi anni ’90 su iniziativa della sezione romana  di Colle Oppio e nel corso degli anni è diventato un appuntamento cittadino (ha  calcato palcoscenici e spazi underground, come l’ex stazione in disuso di Vigna Clara ribattezzata “Zig zag, tuttopocolineare”) con l’obiettivo di strappare i morti “di destra” all’oblio e al triste copyright di un pezzo d’Italia contro un’altra.

Gli Aurora

Il concerto degli Aurora (storica band di musica alternativa) si alternerà a video e letture di aforismi. La serata – anticipano gli organizzatori – è divisa in quattro sezioni: la prima dedicata al Risorgimento con la lettura di alcuni brani di Goffredo Mameli, la seconda sulla Grande Guerra, di cui ricorre il centenario, con la lettura di Filippo Tommaso Marinetti, la terza sugli anni ’70 con la lettura di alcuni scritti tratti dal diario di Stefano Recchioni e l’ultima sull’attualità e l’impegno sociale. Concluderà la serata la visione di un video-intervista a Paolo Colli, fondatore di Fare Verde e instancabile globe-trotter dell’ambientalismo visto da destra, morto per una leucemia fulminante il 26 marzo 2005.

Morire a 17 anni

Alberto Giaquinto ha solo 17 anni il 10 gennaio 1979. È poco più di un ragazzo. Studia al liceo “Peano”. È bello, ha i capelli biondi e il sorriso pulito di un bambino. Ha una moto, una Honda, che tiene come un gioiellino. Suo padre è proprietario di una farmacia ad Ostia, insomma la sua è una famiglia benestante e tanto basta, dopo la sua morte, per gridare alla “colpa”. Per il 10 gennaio, in ricordo della strage di Acca Larenzia, è previsto  un corteo nel quartiere rosso di Centocelle, alla periferia di Roma. C’è molta abbia per le indagini mai decollate sul serio. E comincia a serpeggiare il “sospetto” che il nemico non è dall’altra parte della barricata, ma chi lavora dietro le quinte (il partito-Stato, i servizi…) alimentando una guerra civile che gambizza un’intera generazione per mantenere lo status quo.

Centocelle

In via dei Castani Alberto va in autobus, con lui c’è Massimo Morsello (il “De Gregori Nero” scomparso per un tumore alcuni anni fa). Nessuno dei due conosce il quartiere: all’improvviso la situazione precipita, Giaquinto e un altro centinaio di ragazzi del Msi sono davanti alla sezione locale della Dc quando qualcuno prova ad assaltarla. La questura dà l’allarme e sul posto arriva di corsa una Fiat 128 con dentro due agenti in borghese, uno due due, Alessio Speranza, scende dalla macchina con la pistola in mano, vede Alberto scappare, è di spalle, ma spara lo stesso ad altezza d’uomo colpendolo alla nuca.