Padoan all’Ue: dal 2016 debito italiano in discesa. Ma Berlino è perplessa

Pier Carlo Padoan l’allontana da sé come se fosse la mela avvelenata regalata di Biancaneve, ma è probabile che un pensierino a salire sul Colle più alto della politica l’abbia fatto eccome. Ma di fronte alle telecamere di Sky si trincera dietro le fatiche della scrivania di via XX Settembre. «Sono il ministro dell’Economia ed ho tanto da fare», è la sua stringata risposta alla domanda circa una sua possibile nomination per la presidenza della Repubblica.

Padoan al Colle? «Ho tanto da fare al ministero»

Ma per Padoan, quella odierna, era soprattutto la giornata del confronto con il Parlamento europeo sul cammino intrapreso dal governo Renzi per condurre l’Italia fuori dalle secche del deficit in eccesso e del debito pubblico in costante aumento. «So che c’è la percezione che l’Italia violi le norme – è il deciso incipit del titolare dell’Economia – ma guardate bene i numeri: non è vero. Rispettiamo le regole meglio di altri nonostante il debito elevato per il quale facciamo ogni sforzo perché si mantenga in un percorso di riduzione». L’Italia – ha poi spiegato – «attualmente si trova nel ‘braccio’ preventivo del Patto di stabilità». E le riforme strutturali sono in cantiere.

Il tedesco Schaeuble: «Flessibilità rispettando le regole»

In realtà, anche questa volta il ministro non è riuscito a dare sostanza ai roboanti annunci in cui è specialista insuperato il presidente del Consiglio. E, così, prima afferma che «dal 2016 il debito (italiano, ndr) sarà su un sentiero discendente garantendo la sostenibilità» per poi dirsi «fiducioso che non ci saranno ulteriori aggiustamenti» rispetto al percorso indicato dalla lettera inviata dalla Commissione a Palazzo Chigi, rassicurazione pelosa che quasi sempre è il preludio a manovre “correttive”, cioè a nuove tasse. Non rinuncia infatti al ritornello renziano del “turbo” da mettere alle riforme per superare i «ritardi strutturali di 20 anni». Accelerare ora – dice in sostanza il ministro – serve anche ad agganciarsi al recente intervento della Bce, che “ci allontana dal rischio di deflazione». Padoan è stato in audizione con il suo omologo tedesco Wolfgang Schaeuble, le cui parole lasciano capire quanto cammino ci sia ancora da fare perché l’Europa adotti una lingua comune per uscire dalla crisi: «La flessibilità –  ha infatti spiegato Schaeuble – non è negativa in sé ma non deve portare a una situazione in cui le regole convenute non vengono rispettate. Allora sarebbe sbagliata e distruggerebbe la fiducia». Tsipras, e non solo lui, sono avvertiti.