Obama a casa: non è stata una gaffe ma uno schiaffo all’Europa

Il mea culpa della Casa Bianca per la clamorosa assenza di Obama alla manifestazione di Parigi è più offensivo del silenzio. «Avremo dovuto mandare qualcuno a più alto livello», ha detto il portavoce presidenziale Josh Earnest, come si trattasse della brutta figura a una serata di gala. Non è stata una gaffe, è stato in realtà un vero schiaffo alla Francia e all’Europa. È stata cioè la certificazione di un distacco e di una fuga dalle responsabilità, alla faccia di tutta la retorica occidentalista, che viene guardacaso sfoderata da Washington solo quando sono in gioco i suoi interessi geopolitici: come nel caso delle assurde e controproducenti sanzioni contro la Russia per contrastare la politica di Putin in Ucraina. Vale la pena infatti ribadire che la ritorsione nei confronti di Mosca penalizza in primo luogo l’economia europea ( e quella italiana in particolare), senza nemmeno creare stabilità alla frontiere orientali dell’Ue.

La “riluttanza” americana

Quest’ultimo schiaffo americano all’Europa,  in un momento peraltro assai drammatico per la vita del Vecchio Continente, dimostra in modo plastico un logoramento “atlantico” che è in atto già da tempo. Dimostra la perdita di peso politico dell’Europa nel mondo. Dimostra che gli interessi americani  sono da un’altra parte. Dimostra soprattutto l’incapacità e/o la riluttanza degli Usa a mantenere la leadership mondiale e a intervenire con incisività nelle aree più calde del mondo. Sono tutti processi che si sono acuiti proprio con la presidenza di Obama. È un fatto incontestabile che in questi anni abbiamo assistito alla destabilizzazione dell’area arabo-msulmana, con gravi ripercussioni per la sicurezza dell’Europa (a partire dalla cronica emergenza rifugiati)  L’amministrazione Usa ha potuto esibire solo l’esecuzione di Osama Bin Laden come successo nella lotta al terrorismo. Ma, per il resto, non ha fatto nulla per arrestare la nascita di una nuova generazione di jihadisti, come è evidente nelle blanda opera di contrasto alle offensive dell’Isis. Gli Usa sono a capo di una coalizione di 60 Paesi che si limita a qualche bombardamento, laddove sarebbe invece necessaria una vera e propria  strategia di annientamento del cosiddetto Califfato di Al Baghdadi.

Una visione geopolitica europea

L’Europa si trova insomma ad assistere pressoché inerte alla crescita di un sanguinario nemico  a poche centinaia di chilometri dalle sue coste. Ed è probabile che dovrà affrontare da sola le minacce che incombono  sulla sua sicurezza. A questo punto, visto che la solidarietà “atlantica” sta per diventare un simulacro, tanto vale riconquistare una posizione autonoma su molte questioni che riguardano direttamente i suoi interessi. A partire, appunto, delle sanzioni contro Putin, che hanno ulteriormente complicato la sua già insufficiente capacità di crescita economica. Certo, ci vorrebbe gente di ben maggiore peso dell’attuale classe dirigente continentale. Pensiamo solo a Lady Mogherini. Però, lo schiaffo di Obama potrebbe comunque diventare l’occasione per una salutare sveglia. Nella speranza di riconquistare una visione geopolitica (e geoeconomica) europea.