Norman Atlantic: il relitto approda a Brindisi, ma la verità è ancora lontana

L’odissea del Norman Atlantic finisce a poche miglia dal porto di Brindisi: il traghetto, trainato dal rimorchiatore Marietta Barretta e scortato da altri tre mezzi navali, è entrato nel porto esterno della città pugliese e si è diretto verso la banchina di costa Morena Nord dove sono state avviate le procedure d’ormeggio e d’attracco, ma su quel che resta del relitto, teatro di un inferno di ferro e fuoco, pesano ogni ora di più le tante incognite che le indagini dovranno decriptare. A partire dal mistero relativo al numero delle vittime e dei dispersi. Passando per i chiarimenti necessari riguardo l’entità dei possibili clandestini a bordo. Fino alla quantificazione delle persone di cui non si conosce ancora la sorte, non escludendo quindi la possibilità che molti dei passeggeri che attualmente mancano all’appello possano trovarsi a bordo di pescherecci diretti in Grecia. Numeri che cambiano di ora in ora. Verità che si intrecciano. Si sovrappongono, e che non sempre coincidono.

L’inchiesta: nuovi indagati

Il punto sulle indagini, dunque, si aggiorna via via che il tempo passa, tanto che nel registro degli indagati si aggiungono in queste ore quattro nuovi nomi: si tratta di due membri dell’equipaggio (il primo ufficiale di bordo e il responsabile della sicurezza) e di due rappresentanti della ditta greca noleggiatrice, la Anek Line ( il titolare della società di noleggio Anek e il supercargo dipendente della stessa società che è colui incaricato dell’imbarco e, in particolare, della sistemazione dei mezzi sul ponte 4). Al vaglio della magistratura barese, dunque, altre responsabilità da individuare e approfondire  dal momento dell’imbarco a quello dell’evacuazione dei passeggeri.

I nodi da sciogliere

In particolare, si sta valutando se i mezzi imbarcati sul ponte 4 – dove si ritiene si sia originato il rogo – fossero troppo vicini uno all’altro, come pure se le dotazioni di sicurezza antincendio, che risulterebbero funzionanti, siano state attivate troppo tardi. A queste, come a molte altre domande, dovranno trovare risposta le indagini della Procura di Bari sull’incendio della motonave per il quale al momento risultano indagate sei persone, compresi il comandante, Argilio Giacomazzi, e l’armatore, Carlo Visentini, chiamati a rispondere, insieme ai quattro nuovi indagati, di concorso colposo tra loro, di naufragio, omicidio plurimo e lesioni. Intanto, da indiscrezioni si apprende che nel lungo interrogatorio sostenuto nelle ultime ore, il comandante avrebbe dichiarato di aver caricato a bordo della motonave il 75 per cento degli automezzi consentiti dalla capienza massima, chiarendo di aver «rispettato tutte le procedure», pur spiegando di aver lanciato prima un allarme interno all’equipaggio per verificare l’entità del rogo e non creare panico tra i passeggeri, e solo dopo quello generale all’intera nave. Si attendono poi gli esiti delle autopsie e, soprattutto, i responsi degli accertamenti tecnici irripetibili sul relitto dove gli inquirenti adombrano l’ipotesi che possano trovarsi i corpi di altre vittime, oltre quelle già accertate: al momento, infatti, oltre alle nove salme accertate, la magistratura barese stima altre due vittime certe, i cui corpi tuttavia non sono stati recuperati durante le operazioni di soccorso dei naufraghi: ma questo è, appunto, uno degli enigmi più delicati di un giallo dai contorni ancora molto misteriosi…