«Il Modo Italiano»: arriva il messaggio tricolore di Costa Crociere

L’hanno battezzato in modo semplice, ma efficace: “Il modo italiano di scoprire il mondo” (#IlModoItaliano). L’idea base del nuovo spot ( meglio sarebbe “messaggio pubblicitario”) di Costa Crociere, realizzato dalla Havas WW Milan, è incentrato sull’italianità. Sul bello dell’Italia, per l’esattezza.  E finalmente, vien voglia di urlare! Finalmente che qualcuno c’ha pensato. Perché lo vedi, lo ascolti per quei pochi secondi e pensi che è giusto. Che è vero. Lo avverti autentico. Come è autentico, ancora per fortuna autentico, l’essere italiani, il pensare, il vivere propriamente nostro. E finalmente che l’hanno detto. Che è bello “buongiorno” o “immersione” o semplicemente “pranzo” o ancora “festa”. Che non per forza si è migliori o si è avanti se dici “good morning” o “diving” o “brunch” oppure “party”. “Perché non goderti il bello dell’Italia nei posti più belli del mondo?” dice la voce fuoricampo. Eccolo, perciò, il messaggio. Messaggio tricolore. Accattivante e suadente.

Messaggio prodotto per la società fondata nel 1854 da Gioacomo Costa, il cui pacchetto di maggioranza è passato agli americani della Carnival nel 1997, che giunge forte e chiaro. E regala pure una spruzzata di ottimismo che di questi tempi, e con questi chiari di luna, è già parecchio. Ma ci dice pure che non tutto è perduto. Che la nostra lingua, l’idioma di Dante affinato e risciacquato dal Manzoni, ha ancora un suo presente e perciò un suo futuro. Che non è vero che l’omologazione anglosassone sia inarrestabile.

Certo, non siamo ingenui: l’intelligente idea pubblicitaria cerca di riproporre al grande pubblico un marchio gravemente danneggiato dalla inconcepibile tragedia del Giglio. Danno non solo di vite umane, ma anche di immagine per l’intero nostro Paese. Ma è un fatto che da ogni disavventura, da qualsivoglia avversità della vita bisogna sempre sapersi rialzare. Comprendendo ed ammettendo colpe ed errori, soprattutto se dovuti alla umana imperizia. Ecco, i pubblicitari milanesi l’hanno ben compreso. Hanno capito che c’era e c’è spazio nel mondo. Che c’era e c’è, ovunque, voglia di Italia. Che il tricolore convince ancora. Che il suono della nostra lingua, lungi dall’essere destinato all’oblio ha ancora un suo intrinseco perché. Ecco così che una operazione pubblicitaria, prettamente economica e di rilancio di immagine, può trasformarsi in volano di promozione della nostra lingua. Più e meglio di tanti tromboni pieni di boria e avidi di denari. Ci piace che a farlo sia stata una azienda che ha ancora un nome italiano. E ci piacerebbe ancora di più se anche chi sta al governo se ne accorgesse e ne traesse spunto.