Meloni: basta tattica per difendere le poltrone, ripartiamo dal nostro popolo

È l’ultima a parlare. Noblesse oblige. Dal palco dell’Adriano,  Giorgia Meloni lancia la sua sfida alla platea del convegno “Sveglia il centrodestra e sottolinea che «il confronto è una risorsa, non c’è nessuna dietrologia». Alla sua sinistra Raffaele Fitto, a destra Flavio Tosi, due vecchie conoscenze, le stesse incontrate due anni fa ad Atreju, la festa nazionale della destra under trenta. «Noi oggi lanciamo un’alternativa al centrodestra di questi ultimi mesi, dilaniato, con un partito che appoggia il governo Renzi e un altro che inciucia con Renzi». Parole dure e schiette («sono abituata a dire quello che penso»), progetti chiari per un’alternativa alla sinistra che non può più essere guidata dal Cavaliere. «Berlusconi – dice l’ex ministro della Gioventù – si rende conto da solo di non poter essere competitivo contro un premier quarantenne». È mancata la coerenza – aggiunge – il centrodestra «si è ridotto a rincorrere la tattica per difendere le poltrone e gli italiani se ne sono accorti». Per la leader di Fratelli d’Italia bisogna partire da quello che è stato fatto dai governi di centrodestra senza fare sconti. Dalle tasse («noi abbiamo tolto la tassa sulla prima casa e sull’eredità perché la prima abitazione conquistata con il mutuo di una vita non si tocca») al mercato del lavoro («il Jobs Act è una balla») passando per la lotta all’evasione («il governo Renzi colpisce la piccola evasione dell’imprenditore e condona quella gigantesca delle banche amiche») e l’Europa. «Sogno un presidente della Repubblica che ami l’Italia, che difenda i nostri interessi, insomma una Merkel italiana. Insomma l’opposto di Giorgio Napolitano». E per chiudere, una chiosa sulla grande finanza che tiene in scacco la nostra nazione. «Dobbiamo correggere e rivedere radicalmente il rapporto con l’Europa. La rimozione di Berlusconi da Palazzo Chigi, ultimo presidente del Consiglio eletto dai cittadini, è stata opera di potenze straniere, perché non avrebbe mai sottoscritto, come ha fatto Monti, la vergogna del Fiscal Compact e della norma “Salva Stati”».