Maxi esodo per 500 magistrati anziani. Ma il Csm frena, il lavoro aumenta…

Suona la carica dei 500. Tutti a casa. Mollano la poltrona quasi 500 magistrati, costretti a lasciare, “vittime” della norma che ha riportato a 70 anni l’età della pensione dei magistrati e che avrà come effetto quello di decapitare svariate centinaia di uffici giudiziari, a cominciare dalla Corte di Cassazione. Ma i più preoccupati sono i consiglieri del Csm costretti a lavorare a testa bassa per provvedere ad altrettante nomine quanti sono i magistrati che lasciano. Un superlavoro che sta mettendo in subbuglio Palazzo dei Marescialli visto che c’è da provvedere a una montagna di quasi 500 nomine tra capi e loro vice di Procure e Tribunali. Un picco mai raggiunto, che equivale a dire che Palazzo dei Marescialli dovrà ricoprire 43 posti di vertice al mese, 14 a settimana. Numeri che sembra quasi impossibile fronteggiare, considerato che in media, invece, al Csm occorre più di un anno per ricoprire un singolo incarico direttivo.
I consiglieri, preoccupati, hanno bussato, vanamente, al ministero di Grazia e Giustizia. Ma, fino a questo momento, nessuno gli ha risposto. Hanno chiesto di graduare le uscite dei magistrati in almeno un biennio. Ma né Renzi né Andrea Orlando hanno fatto una piega.

Burocrazia e lentezza minano il Csm che chiede di posticipare

Insomma sta per prendere il via un esodo senza precedenti dalla magistratura, una fuga di giudici e pm che per necessità sono costretti ad appendere la toga al chiodo. E che ridisegnerà la “geografia” degli uffici giudiziari facendo scomparire tati nomi noti legati a doppio filo a casi celebri.
Entro il 31 dicembre 2015 dovranno lasciare la magistratura 308 magistrati. Mentre è presumibile che altri 137 seguiranno i loro passi, perchè avendo già compiuto 68 anni ed essendo costretti a lasciare la toga quando ne avranno 70, si vedono sbarrato l’accesso a nuovi incarichi direttivi, visto che non potranno assicurare i tre anni di permanenza minima richiessti.
Ma oltre ai posti che rimarranno vuoti per effetto della norma sui 70 anni, il Csm dovrà ricoprire le poltrone di vertice che sono comunque in scadenza. In tutto a dover essere rinnovati sono 284 incarichi direttivi e 199 semidirettivi.

Toghe vip a casa per far posto ai giovani magistrati

Già sono stati banditi i concorsi per sostituire i capi degli uffici giudiziari che lasceranno per primi i loro incarichi, per raggiunti limiti di età: tra loro ci sono il procuratore del processo al comandante Francesco Schettino per il naufragio della Concordia, Francesco Verusio, e i presidenti dei Tribunali di Torino, Firenze, Palermo e Milano. Ma anche il Pg della Cassazione, Gianfranco Ciani. Proprio la Cassazione sarà uno degli uffici più decimati dalla norma sui 70 anni: entro la fine dell’anno oltre al primo presidente, Giorgio Santacroce, lasceranno 38 presidenti di sezione, tra cui Antonio Esposito, il presidente del collegio che ha condannato Silvio Berlusconi per frode fiscale e Maria Gabriella Luccioli, la prima donna a raggiungere i vertici della Suprema Corte.
Effetti pesanti delle nuove norme anche sugli uffici giudiziari milanesi: in un sol colpo oltre al Presidente del Tribunale Livia Pomodoro, dovranno lasciare il procuratore Edmondo Bruti Liberati, il Pg Manlio Minale e l’Avvocato generale Laura Bertolè Viale. Tanti sono pure i procuratori generali che dovranno passare la mano: tra gli altri a Roma Luigi Ciampoli, a Venezia Pietro Calogero, a Torino Marcello Maddalena, a Catania Giovanni Tinebra, a Firenze Tindari Baglione, ad Ancona Vincenzo Macrì, a Perugia Giovanni Galati. Dovranno lasciare la toga anche Mario Barbuto, capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia, e Gianfranco Amendola, il procuratore di Civitavecchia, ex-pretore d’assalto, che qualche giorno fa ha ottenuto il sequestro dell’oleodotto Eni che collega Civitavecchia all’aeroporto di Fiumicino. E sarà pensione “coatta” anche per il Presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi e per Franco Sebastio, il capo della Procura di Taranto che ha in mano l’inchiesta sull’Ilva.