Maria Giulia Sergio, la napoletana in guerra per conto di Allah

Donne e Jihad. E Maria Giulia Sergio diventa il volto femminile dell’integralismo religioso. Sarebbero almeno tre le inchieste aperte in Procura a Milano inerenti presunti fondamentalisti islamici. E due di queste indagini, in particolare, vedrebbero al centro delle enigmatiche figure femminili. In un fascicolo, infatti, è racchiusa la vicenda di Maria “Fatima” Giulia Sergio, una giovane di 27 anni di origine campana, devota alla Jihad, partita nei mesi scorsi per andare a combattere in Siria; mentre in un altro procedimento del dipartimento antiterrorismo sarebbe coinvolta una donna di origine straniera, che attualmente si troverebbe in Medio Oriente.

Jihadisti al femminile

Maria Giulia Sergio, nata a Torre del Greco (Napoli), cresciuta ad Inzago (Milano) e vissuta anche in Toscana, è una delle più emblematiche esponenti di un fenomeno con cui dovremo presto imparare a fare i conti. Si è convertita all’Islam assieme a tutta la famiglia, madre e sorella comprese, prendendo il nome di Fatima Az Zahra, e ha sposato prima un marocchino, e poi un albanese. Nel frattempo, ha intrapreso un percorso di radicalizzazione che l’ha portata in trincea in nome della Jihad lo scorso settembre, a imbarcarsi su un aereo diretto da Roma in Turchia. Quindi, attraversato il confine, sarebbe entrata in Siria per combattere a fianco degli integralisti del sedicente “Stato islamico”. Dunque, se fin qui il prototipo della donna di fede islamica con cui abbiamo imparato a convivere ha risposto più che altro a quello della moglie silenziosamente riverente: una figura sullo sfondo, quasi mai in prima linea. Sicuramente non in trincea, neppure, ahinoi, se si stratta di difendere il diritto alla vita e alla libertà di scelta di una figlia, da oggi in poi non è più cosi.

Le musulmane in Italia. Fino a ieri

Se, finora, il prototipo della donna islamica a cui siamo abituati a guardare ha investito la cronaca a causa delle drammatiche storie di adolescenti di origine musulmana che a un certo punto della propria crescita sono risultate insofferenti ai rigidi dettami di un credo che per loro è stato difficile declinare alla realtà diversa in cui sono state trapiantate con l’immigrazione – quasi mai simbolo di integrazione sociale – pagando con la vita la ribellione. Oggi, invece, la storia di Maria Giulia Sergio convertita alla Jihad ci costringe a fare i conti con una realtà diversa: nuova e spiazzante. «Allahumma rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria su miscredenti», scriveva la ragazza su Facebook nel 2010. Tutto lasciava presagire che dai proclami sul web Maria Giulia sarebbe diventata una militante sul campo, aprendo il varco a futuri epigoni. Tutto lo faceva presumere: ed è quello che è successo.