«Una maestra per 90 bimbi»: così i nuovi asili col “contratto Marino”

Denunciano il rischio che una di loro si ritrovi da sola in classe con 90 bambini, spiegano che la copertura dei turni non potrà essere assicurata e avvertono che a risentirne sarà prima di tutto la qualità del servizio ovvero l’assistenza ai piccoli. È una inchiesta del Corriere della Sera a dare voce alle maestre di Roma e ai loro allarmi sulle conseguenze del nuovo contratto voluto dalla giunta Marino per i dipendenti comunali.

Una mestra con 90 bambini

«Io chiuderei per sei ore uno di questi signori in una stanza con 25 bambini: poi vediamo come esce», è lo sfogo di una delle maestre della materna comunale Mary Poppins ai Colli Anieni. Qui le conseguenze del nuovo contratto vengono misurate sulla realtà: il numero effettivo di bimbi e maestre. I piccoli sono 91 in 4 classi, seguiti da 8 maestre. Con il nuovo contratto, che porta l’orario di lavoro da 6 a 7 ore e cambia l’organizzazione, «una di noi si troverà da sola la mattina con 90 bambini da far entrare all’asilo».

Spending review sugli asili

E, poiché non sono più previste le supplenze brevi, non andrà meglio nel caso una maestra dovesse ammalarsi: «Tutti i piccoli della sua sezione dovranno essere spostati nella classe vicina, insieme agli altri». I bambini per sezione sono 25. «Stare con i bambini è bellissimo, ma – dicono ancora le maestre – la qualità del servizio è fondamentale e non si può pensare solo all’aspetto burocratico per risparmiare».

In vigore a settembre

Per ora, per le maestre il nuovo contratto comunale è stato congelato e la giunta ha rimandato a settembre il momento dell’entrata in vigore della riforma. Per permettere una discussione più approfondita, ha spiegato il vicesindaco con delega al personale Luigi Nieri. Ma – suggerisce il buon senso – anche perché nel bel mezzo dell’anno scolastico sarebbe stato difficile spiegare alle famiglie un cambiamento che rischia di essere così brusco.

Genitori sul piede di guerra

I genitori, del resto, sono già pronti a unirsi alla battaglia delle maestre, sebbene con mezzi diversi da quelli della trattativa sindacale. «Uno di questi giorni chiamiamo i carabinieri», hanno confidato al cronista del Corriere, chiedendosi «come possono le insegnanti gestire tanti bambini così piccoli tutti insieme?». «E la sicurezza?», è la domanda di un papà, mentre altri genitori sottolineano il rischio che estranei entrino nella scuola che, per inciso, ha il cancello rotto.