L’ultima follia: ecco perché i giudici dicono che i No-Tav non sono terroristi

I No Tav non sono terroristi. I giudici sono stati di manica larga con i quattro attivisti No Tav che nel maggio del 2013 – incappucciati ed armati di bottiglie molotov, bombe carta e bengala – assaltarono un cantiere dell’Alta Velocità a Chiomonte, in Piemonte. Per loro i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo avevano chiesto la condanna a nove anni e mezzo, una richiesta caduta nel vuoto, perché i giudici della Corte d’Assise di Torino li hanno in qualche modo “graziati” e non hanno ritenuto quell’assalto un atto di terrorismo. Una sentenza choc che si associa alla “follia” della motivazione: l’attacco dei No Tav al cantiere di Chiomonte non era «terroristico» perché, pur essendo caratterizzato da una condotta «altamente e gravemente pericolosa», non era «capace di effettivamente porre lo Stato di fronte a una seria prospettiva di abbandono dell’opera» di costruzione del Tav. Un argomento che lascia sbigottiti.

Terrorismo a corrente alternata

Durante l’attacco al cantiere di Chiomonte una trentina di attivisti No Tav assaltarono il cunicolo esplorativo dell’Alta velocità e cercarono di bloccare l’intervento delle forze dell’ordine usando cavi d’acciaio. L’azione si mosse su più fronti simultanei, evidentemente era stata preparata nei minimi particolari da tempo. Vennero lanciate pietre, petardi e bombe molotov e un generatore elettrico rimase incendiato. Furono sparati anche razzi tramite un mortaio rudimentale. Le forze dell’ordine faticarono non poco a riportare la calma. Ebbene tutto ciò non è terrorismo. Fa spavento, invece, la disinvolutra con cui si è data la patente di terrorismo a nostalgici di estrema destra, a novelli “ordinovisti” più o meno farneticanti che si sono praticamente palesati con le loro mani, visto che conversavano senza alcuna reticenza via sms, via mail e in rete e in queste loro elucubrazioni sognavano di imprese epiche.

L’eversione è solo via web

Questo sì che è terrorismo, quello via web, fatto di parole e messaggini, vera minaccia alla democrazia e allo Stato. Undici, come si sa, in seguito all’operazione Aquila Nera sono  in carcere e tre agli arresti domiciliari, tutti indagati, appunto «per associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, finalizzata all’incitamento, alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi». Decisioni che definire asimmetriche è usare un eufemismo: danneggiare, sabotare o incendiare dolosamente un cantiere per bloccare un’opera dello Stato, mettendo a repentaglio la vita di chi al cantiere lavorava e delle forze dell’ordine non è terrorismo. Da oggi sappiamo che gli antagonisti non sono terroristi. Folle lezione di democrazia a corrente alternata.