L’Islam in Italia: ecco le organizzazioni radicali che agiscono nell’ombra

L’Islam in Italia? Una realtà dai lineamenti netti e dai connotati forti. Sarebbero venti le organizzazioni islamiche, di cui almeno una decina considerate a rischio per legami reputati «pericolosi» per la sicurezza nazionale. 88 le scuole coraniche, in molti casi indirizzate a indottrinare sulla base di testi scritti dai governi di Paesi islamici, e a catechizzare in nome di “esclusivi” ideali radicali, nel senso etimologico del termine: cioè fondate sul presupposto dell’esclusione dogmatica di ogni altra religione al di fuori del credo islamico. E moltissimi – davvero troppi – i personaggi in grado di vantare una leadership sociale e spirituale che, declinata a versioni wahabite e salafite dell’Islam, predicano e alimentano comunque un proselitismo politico e spirituale motivato e propagato dall’odio antropologico e dall’ostilità religiosa contro il “nemico occidentale”. Questi gli inquietanti aspetti e i preoccupanti numeri del rapporto tra Italia e Islam emersi da un approfondito dossier del Centro Internazionale Antiterrorismo Israeliano rilanciato dal Tempo. Un report analitico e descrittivo e in continua evoluzione, «ultimato – spiega il quotidiano romano – con la colaborazione di Michele Groppi, che ha ampliato e aggiornato uno studio del 2011 presso l’Ict di Herzliya, sotto la supervisione del dottor Boaz Ganor e Stevie Weinberg».

Il volto “islamico” del Belpaese

Il volto dell’iIslam in Italia e la radicalizzazione dei suoi aspetti socio-religiosi prendono corpo soprattuto nelle moschee, e comunque nei vari centri di aggregazione, sulla base di diverse provenienze sociali e matrici geo-politiche. «Alcune organizzazioni sociali e religiose sono legate ad attori pericolosi o potenzialmente pericolosi – spiega il Tempo citando il report – . I quartieri generali della Lega Musulmana ed il Centro Culturale Islamico d’Italia sono direttamente amministrati dall’Arabia Saudita. L’Iran, invece, dirige il Centro Islamico Europeo a Roma, mentre l’Ucoii vanta contatti decennali con la Fratellanza Musulmana». Non solo: addentandosi tra le righe dello studio e nei rimandi concreti a realtà oggettive popolate da personalità in vista del mondo islamico radicale, il dossier rilanciato dal quotidiano di Piazza Colonna spiega anche attraverso quali meccanismi «visioni radicali hanno penetrato varie moschee ed organizzazioni sociali. In certi casi, l’estremismo si limita alla retorica, ma in altri, invece, sostiene attivamente o passivamente il terrorismo. Un certo numero di leader sociali e religiosi predica versioni Wahhabite e Salafite dell’Islam, odio razziale, intolleranza religiosa e promozione della jihad attraverso il reclutamento di martiri, fondi ed armi. Complessivamente, le organizzazioni radicali sono quasi una decina». Una mappa sociale articolata e complessa e dai risvolti decisamente allarmanti e minacciosi, quella delineata, che il Centro Antiterrorismo Israeliano correda anche di nomi e personalità incisive, siddivisa in due macro-aree: le organizzazioni sciite e quelle sunnite. Su queste poi, entrando nello specifico, lo studio evidenzia i personaggi e i quartieri generali da monitorare: un sistema che sta trasformando il Bel Paese in un “pericoloso” terreno minato.