India, guru accusato di castrare gli adepti? Bollywood gli dedica un film

Capita che un indiscusso, ma discutibilissimo, guru dell’integerrima India, Gurmeet Ram Rahim Singh, stravagante guida spirituale a capo di una delle innumerevoli sette del Paese, con il vezzo del rock e atteggiamenti da capricciosa pop star, venga accusato di aver castrato centinaia di suoi autolesionistici adepti, che sull’altare della facile creduloneria hanno scelto di votare la propria anima e di sacrificare una parte del loro corpo. E capita che a questo controverso personaggio dalle pericolose ascendenze fisiche, a cui in passato la giustizia indiana si è interessata per il caso dell’omicidio di un giornalista locale, ma anche a causa dell’odioso sospetto di presunte molestie sessuali, Bollywood decida addirittura di dedicare un film dal titolo Messanger of God (in uscita il 16 gennaio). Capita, si diceva: ma quel che eleva lo stupore al cubo è che tutto ciò accada proprio nella integerrima India, paese che da quasi tre anni detiene indefessamente in ostaggio i nostri due marò per aver ucciso, nel corso di un’azione anti-pirateria, due pescatori del Kerala erroneamente scambiati per pirati. Uno dei casi di cronaca più seguiti e attenzionati di New Delhi, che ha scatenato una mobilitazione di massa contro i due fucilieri di Marina italiani a cui fa da paradossale contraltare la leggerezza giuridica ostentata fin qui nei confronti di quello che viene accusato di essere il fautore di una castrazione di massa senza precedenti. Una pratica più fisica che spirituale che sarebbe stata eseguita nella sede dell’associazione Sera Sacha Sauda da alcuni dottori, guarda caso impiegati in un ospedale gestito dalla setta stessa. Un episodio al limite del fantascientifico che aggiorna nel segno dell’incredulità le ultime news provenienti dall’India, che vogliono il guru indignato e offeso dalle accuse denunciate da uno dei proseliti del suo doloroso rito chirurgico. Al quale il guru rock, pericolosamente adirato dal clamore che la vicenda sta suscitando, ha promesso ritorsivamente di tagliare, dopo le parti basse, anche la testa. E chissà che, consapevole dell’impunibilità di cui ha finora goduto. Nell’ardore spirituale e nel furore tutto umano, non decida di passare davvero dalle minacce ai fatti, offrendo spunti per un sequel del film bollywoodiano a lui intestato…