In Germania tutti contro Mario Draghi. Ma la Merkel si defila

Neppure la decisione di Mario Draghi di rastrellare titoli di Stato (greci compresi) è riuscita a far calare un’ombra sul feeling tra Matteo Renzi e Angela Merkel, reduci da una “due giorni” in cui hanno parlato di Europa, riforme ed elezioni greche. Sulla scelta della Bce, che tanto entusiasmo sta creando sui mercati, la cancelliera si è mantenuta sul tiepido, limitandosi a sfoggiare un ottimismo di circostanza: «Le scelte della Bce – ha detto – sono molto importanti. Credo che tutto quello che verrà messo in atto darà un impulso alla ripresa».

La stampa tedesca contro l’acquisto dei titoli di Stato

La cautela della Merkel si spiega alla luce della palpabile diffidenza con cui a Berlino è stata accolto l’interventismo di Draghi per iniettare liquidità nella speranza di allentare la stretta creditizia in favore di imprese e famiglie. Non solo i “falchi” del rigore ma anche settori moderati dell’economia hanno espressi giudizi estremamente negativi sulla decisione del governatore della Bce. Il ministro delle Finanze Wolfang Schaeuble, impegnato a Davos in una tavola rotonda organizzata dal finanziere Soros, sebbene più volte sollecitato, ha addirittura evitato di commentare: «Non perdiamo tempo», è stata la sua reazione al moderatore che insisteva. Particolarmente severi i giudizi della stampa. Duro il titolo della Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Come la Bce distrugge la fiducia nell’euro». Per il giornale conservatore, la decisione di Draghi, di fatto, «seppellisce i principi dell’unione monetaria». Anche lo “specialista” Handelsblatt non disdegna toni apocalittici e parla di «finale per l’euro» mentre per la Sueddeutsche Zeitung Draghi «deve incassare» critiche e dubbi da più parti per il suo programma. Solo il Die Welt ha parlato di «Giorno del trionfo» per il governatore della Bce.

Tra Roma e Berlino l’«ombra» di Draghi

Quel che tuttavia la scelta di Draghi non ha prodotto nelle relazioni tra Italia e Germania, si è immancabilmente verificato nei già tesi rapporti politici nazionali. Renzi ne ha subito approfittato per insistere sull’approvazione dei provvedimenti all’esame di Camera e Senato: «L’Italia – ha dichiarato – può e deve mettere il turbo alle riforme. Guai a chi pensasse di scalare marcia, credendo che quello che sta accadendo a Francoforte o a Strasburgo possa permettere un rallentamento del percorso riformatore». A stretto giro di posta gli arriva la replica di Raffaele Fitto, anche per coprire uno spazio di opposizione non più coperto da Forza Italia: «Ora – afferma rivolto al premier – non hai più alibi».