Houellebecq descrive la Francia sotto l’Islam. Il romanzo è già un caso

È uno dei romanzi più attesi di questo 2015 appena iniziato: stiamo palando di Sottomissione di Michel Houellebecq, che uscirà il 7 gennaio in Francia e il 15 in Italia per i tipi di Bompiani. Il libro descrive il futuro prossimo della Francia: siamo nel 2022 e il Front National di Marine Le Pen viene battuto alle elezioni da un candidato dei Fratelli musulmani, un certo Mohammed Ben Abbes, che diventa presidente della Repubblica, dopo essersi alleato con i socialisti, i centristi dell’Udi e il centrodestra di Nicolas Sarkozy. Il quotidiano Le Figaro ha dato il via alle polemiche su questo nuovo caso editoriale con un titolo provocatorio: “Houellebecq converte la Francia all’Islam nel suo prossimo romanzo”. Del resto anche lo scorso anno la Francia era stata teatro del caso editoriale dell’anno: il libro dell’economista Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo, del quale si è molto discusso anche da noi per la controversa tesi che ne è alla base e cioè che il capitalismo serve solo a far diventare i ricchi ancora più ricchi senza concedere ai poveri e agli esclusi possibilità di riscatto.

Ritorno alla tesi di Spengler

Ma torniamo a Sottomissione. Libération, quotidiano di sinistra, ha accusato lo scrittore di rispolverare un tema caro alla cultura di destra, quello dello spengleriano tramonto dell’Occidente causato dalla perdita di valori e di identità dei popoli europei. Il filosofo conservatore Alain Finkielkraut, sul Le Journal du Dimanche, si schiera invece con Houellebecq: «Un tipo con gli occhi aperti, che non si lascia intimidire dal politicamente corretto, vale a dire la menzogna sconcertante che oggi si identifica con la sinistra». E a chi lo accusa di essere islamofobo Houellebecq risponde che le critiche culturali al mondo musulmano sono legittime e non hanno a che fare col razzismo. L’islamofobia è un reato inventato per «estendere il dominio del “razzismo”» a ciò che razzismo non è.

Onfray e la decadenza dell’Europa

Oggi il Corriere intervista sulla questione Michel Onfray, altro intellettuale scomodo, che trova “credibile” lo scenario descritto nel romanzo Sottomissione perché prende di mira la Francia post-68 e ritrae la decadenza dell’Europa: “Questa civiltà è nata con la conversione di Costantino all’inizio del IV secolo, il Rinascimento attacca la sua vitalità, la Rivoluzione francese abolisce la teocrazia, il Maggio 68 si accontenta di registrarne lo sfinimento. Siamo in questo stato mentale, fisico, ontologico, storico. Houellebecq è il ritrattista terribile di questo Basso Impero che è diventata l’Europa dei pieni poteri consegnati ai mercati”.

Un futuro imprevedibile

Ma la di là dell’elemento immaginifico e della ripresa del tema della decadenza (ampiamente scandagliato dagli autori della cultura della crisi tra le due guerre) il romanzo appare più un caso mediatico che un caso letterario: la spontanea sottomissione alla teocrazia coranica da parte dei popoli occidentali è pura finzione fantastica. Piace l’argomento, piace il dibattito. Di qui la prevedibile fortuna del romanzo. In Italia anche Antonio Scurati aveva immaginato in un libro di qualche anno fa la decadente Venezia sottomessa alla grande potenza della Cina nel romanzo La seconda mezzanotte (Bompiani) ambientato nel 2092. Pagine che non hanno fatto alcun rumore, mentre le  chincaglierie cinesi conquistano per davvero i centri storici del Bel Paese. Lo scontro insomma non sarà forse di civiltà ma di stati d’animo: ottimisti contro pessimisti. Il 2015 sarà ancora l’anno dei secondi?