Grecia, alla vigilia del voto la Sinistra evoca lo spettro della guerra civile

È polemica in Grecia dopo che Makis Voridis, attuale ministro della Sanità ed esponente dell’ala destra del partito del premier Nea Dimokratia di Antonis Samaras, secondo qualcuno avrebbe evocato anche se non direttamente, l’uso delle armi contro la Sinistra, favorita per la vittoria alle elezioni. Parlando ad Aspropyrgos, vicino ad Atene, Voridis ha tuonato: «La nostra generazione non consegnerà il Paese alla Sinistra. Non lo consentiremo, non importa cosa dovremo fare. Ciò che i nostri nonni difesero coraggiosamente con i fucili, noi lo difenderemo con il voto domenica. Così che si sappia di che cosa stiamo parlando. La Sinistra non vincerà domenica – ha proseguito -. Questo è quel che dobbiamo dire loro, quello per cui dobbiamo lottare, quello che dobbiamo garantire». Voridis sembra aver detto il contrario di quello di cui si lamenta la sinistra: ossia che ieri si sono usati i fucili, oggi si userà il voto per battere la sinistra. Ha poi detto che il suo partito è dalla parte di «Dio, Patria e famiglia».

La sinistra strumentalizza i toni accesi

Le frasi di Voridis, che secondo alcuni evocavano i toni della guerra civile, hanno particolare peso, visto il suo passato di leader dell’ala giovanile di Epen, il partito di estrema destra durante gli anni della dittatura dei Colonnelli, e di fondatore del Fronte Ellenico, vicino alle posizioni del Fronte nazionale in Francia. Syriza, il movimento di sinistra guidato da Alexis Tsipras, ha prontamente reagito. Il portavoce Panos Skourletis ha condannato la «retorica divisiva» del ministro che ha usato «slogan della dittatura», chiedendo chiarimenti al premier Antonis Samaras. Intanto i sondaggi sono sostanzialmente concordi: Alexis Tsipras vincerà le elezioni politiche in Grecia del 25 gennaio. Lo prevedono ben 12 sondaggi d’opinione svolti nelle ultime ore. Il quotidiano Kathimerini fa infatti una media tra i vari rilevamenti: secondo questo “sondaggio dei sondaggi”, il movimento guidato da Tsipras otterrebbe il 29,5% dei consensi, Nea Dimokratia 25,7%; To Potami (centrosinistra) 6%; Alba Dorata 5,2%, Kke (comunisti) 4,8%; Pasok 4%, Greci indipendenti 2,6%, Kinima (Socialdemocratici) 2,2%. In media, il 10,9% dei greci è indeciso su chi votare. La soglia per entrare in parlamento è del 3%.

Samaras convinto della vittoria del centrodestra

Il quotidiano nota però come sia difficile prevedere se Syriza riuscirà a formare un governo monocolore; ciò dipende dal numero di partiti minori che entreranno o resteranno esclusi dal Parlamento. Più ne restano fuori, più bassa sarà la percentuale di voti necessaria al partito vincente per governare senza alleanze. Se i piccoli partiti prenderanno il 12% complessivo dei voti, ad esempio, il partito di maggioranza relativa otterrà i 151 seggi necessari (su 300) con il 35,6% dei voti (la maggioranza relativa garantisce un bonus di 50 seggi). Ma Samaras, parlando a Kalamata, nel Peloponneso, si è detto ottimista per la vittoria di Nea Dimokratia nelle elezioni della domenica prossima, «per garantire la stabilità politica e il cammino della Grecia nell’Unione europea», accusando Syriza e il suo leader «di rappresentare il lobby della dracma».