Gli ex comunisti sul viale del tramonto. Altro che “sol dell’avvenire”…

Altro che sole dell’avvenire: gli ex comunisti sono davvero al tramonto. Una realtà decadente riassunta da La Stampa in un sapido resoconto incorniciato dalla testatina “I vinti”. Un’amara presa di coscienza di sogni di gloria parlamentare che hanno rivelato risvolti da incubo, stigmatizzata nelle considerazioni degli stessi protagonisti, vittime ormai di molte stagioni deludenti. Tirando le somme, infatti, a giochi chiusi sul candidato al Quirinale che con tutta probabilità confermerà la scelta democrat di Sergio Mattarella – o meglio, di una personalità proveniente dal mondo cattolico e di area popolare – il bilancio del loro peso specifico al tavolo delle trattative si conferma, una volta di più, a dir poco sconfortante.

Marginali nelle scelte che contano

Così, dopo le estromissioni importanti dalla scelta del capo del governo, della guida del Partito democratico, delle poltrone di Camera e Senato, senza dicasteri importanti al loro attivo e orfani di una leadership giovane e forte in grado di aprire spiragli su promettenti scenari futuri; accomunati solo dal comune denominatore di essere ex protagonisti e vittime di un’utopia politica screditata dalla storia e nella pratica politica, e che li ha visti frammentarsi in moderati, radicali e cani sciolti, diessini, quercisti, ulivisti, uomini di falce e di martello, si ritrovano nel giorno dell’elezione presidenziale con un pugno di mosche in mano. Sia che siano ex moderati, radicali indefessi, veltroniani o dalemiani. «Un declino da noi cocciutamente costruito», commenta dunque laconica dalle colonne del quotidiano torinese Anna Finocchiaro, per qualche giorno e una manciata di voti persino il lizza per la corsa al Quirinale. E si spinge persino più in là Sergio Chiamparino, mesto e sconsolato nell’annotare pochi passaggi dopo la collega come «quando ci sono momenti di difficoltà, di divisione, non è mai sul nome di uno di noi che si riesce a ricostruire l’unità del centrosinistra… Successe vent’anni fa con l’Ulivo e con la scelta di puntare su Romano Prodi, succede di nuovo oggi con Sergio Mattarella. Dovremmo interrogarci sul perché»…

Anatomia della crisi

Semplice, verrebbe da dire: basterebbe considerare come il virus della divisione si sia nel tempo endemizzato a sinistra, complici un’atavica propensione all’interdizione e al veto incrociato. Per non parlare della variabile incalcolabile a cui l’articolo de La Stampa rimanda, dell’insuperabile antagonismo D’alema-Veltroni: una mina espolosiva azionata da almeno vent’anni contro unitarietà delle posizioni e condivisione nelle scelte, le cui deflagrazioni continuano ad animare oggi frondisti cuperliani, bersaniani, civatiani, dalemiani e chi più ne ha, più ne metta. Accomunati giusto dalla diffidenza verso Matteo Renzi