Gioco d’azzardo: un trend in crescita. Tutti i numeri della ludopatia

Incubo gioco d’azzardo, una recente stima del Cnr di Pisa suona come una sentenza: sono tre milioni gli italiani a rischio ludopatia, con un giocatore su due dal profilo «patologico». Eppure, proprio mentre ricercatori e sociologi tornano ad accendere i riflettori su un fenomeno progressivamente in crescita, la politica sembra archiviare temporaneamente preoccupazioni e iniziative, congelando il disegno di legge per il contrasto al gioco d’azzardo che, licenziato lo scorso giugno dalla commissione Affari sociali, è da allora in stand by in attesa del parere della commissione Bilancio. Solo che, mentre la legge è al palo, il dramma del disturbo del comportamento caratterizzato dal desiderio compulsivo di tentare la fortuna, soprattutto on line, continua a consumarsi giorno dopo giorno.

Il report del Cnr

Lo conferma una volta di più il Cnr che, nel proporrre la fotografia sociale di una realtà demografica sempre più inquietante, specifica anche che nei tre milioni di soggetti a rischio denunciati dall’indagine, sono compresi pure cinquecentomila teen-ager. Un’allarme, quello legato al gioco d’azzardo, di cui sicuramente, iter parlamentari e tempistiche a parte, l’esecutivo è chiamato a disporre urgentemente politiche di prevenzione, formazione, diagnosi e cura, dimostrando la volontà – fini qui rinviata – di prendere atto con solerzia di un malessere sociale e culturale che dovrebbe essere affrontato come un problema di sanità pubblica, rispetto al quale vanno stanziati fondi e adottate misure d’emergenza indirizzate a limitarne i possibili danni.

Il sondaggio on line

E non solo: oltre il report del Cnr, anche secondo un sondaggio on line realizzato dall’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) il gioco d’azzardo è diventata ormai una necessità compulsiva per un giocatore su due, con tutte le tristemente note ripercussioni economiche, sociali e familiari che una patologia di questa portata comporta. Al sondaggio on line, infatti, hanno risposto 850 persone tra i 25 e i 65 anni e dalle risposte è emerso che il 20% del campione ha le caratteristiche di un soggetto “patologico” grave, ossia si tratta di persone che non riescono a sottrarsi al gioco; il 30% è patologico (siamo in presenza di una malattia legata al gioco); un altro 20% del campione è risultato a rischio, nel senso che l’abitudine al gioco potrebbe facilmente diventare una malattia, mentre il restante 30% del campione si è dichiarato giocatore occasionale. Dai dati emerge quindi, in sintesi, che il 50% del campione intervistato è composto da giocatori patologici. Da coloro i quali, bombardati da continui messaggi mediatici e inebriati dall’illusione della vincita “facile” – che poi facile non è – a suon di Gratta e Vinci e poker digitali, riffe, bingo e similari – e del loro proliferare incontrollato – puntano a montepremi impossibili, scommettendo sulla loro stessa vita.