Francia, allarme del premier Manuel Valls: «In migliaia pronti a colpire ancora»

In Francia la minaccia terroristica, dopo gli attentati a Parigi a Charlie Hebdo, resta «molto elevata, è una verità che dobbiamo dire ai francesi». Lo ha detto il premier, Manuel Valls, nel corso di un intervento a Parigi. «Il rischio zero non esiste più», ha continuato il premier, aggiungendo: «Il nostro dovere è agire con la più grande determinazione». «Il numero di individui radicalizzati che possono passare all’azione nel nostro territorio non cessa di aumentare». Lo ha detto il premier francese, Manuel Valls, tornando a parlare di circa 1.300 persone coinvolte in qualche modo nella jihad, un aumento del 130% rispetto allo scorso anno. Alle circa 1.300 persone coinvolte in qualche modo nella jihad, ha continuato il capo del governo francese, si aggiungono «400 o 500 persone implicate nelle filiere più anziane, come quella afghano-pakistana, e numerose altre cellule a rischio. In tutto, sono circa 3.000 persone. Una sfida radicale», ha detto il premier.

Manuel Valls annuncia 425 mln di euro contro il terrorismo

Dopo l’attentato a Charlie Hebdo, un pacchetto aggiuntivo di 425 milioni di euro verrà consacrato nei prossimi tre anni alla lotta contro il terrorismo, ha annunciato Manuel Valls, precisando che parte di questa somma servirà a prevenire l’arruolamento nella jihad. Verrà istituita anche una speciale piattaforma internet per combattere le azioni di reclutamento dei fondamentalisti islamici. Mercoledì hanno fatto scalpore le frasi del primo ministro che ha denunciato come in Francia esista un «apartheid territoriale, sociale, etnico». Il premier Manuel Valls lo ha detto nel corso della cerimonia di auguri alla stampa, a pochi giorni dagli attentati jihadisti dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly. A proposito di quest’ultimo, un nuovo video è stato diffuso in esclusiva dalla Cnn.  «Non si tratta di giustificare nulla, ma bisogna anche guardare la realtà del nostro Paese in faccia», ha avvertito Valls, sottolineando che le «tensioni covano da troppo tempo», basti pensare alle «rivolte nelle banlieue del 2005», le cui «stimmati sono ancora ben presenti». Un «apartheid territoriale, sociale, etnico si è imposto nel nostro Paese», ha avvertito il premier socialista, evocando, tra l’altro, la “miseria sociale” delle banlieue e le «discriminazioni». A partire da quelle dovute al «colore della pelle» o a un semplice «cognome».