Fidel Castro, è giallo sulla morte. E dall’Avana tutto tace

È giallo sulla presunta morte di Fidel Castro. E come per il lungo raffreddore che fece misteriosamente sparire dalla scena istituzionale e mediatica il presidente sovietico Breszniev, anche Fidel Castro non appare in pubblico da un bel po’: ma può bastare un constatazione del genere per lanciare l’allarme? Nei regimi comunisti, dove il segreto di Stato riguarda anche lo stato di saluto del supremo leader, decisamente si, almeno fino all’inevitabile momento della successione al vertice, sugellata dal repentino annuncio ufficiale della “improvvisa” dipartita, annunciata quasi sempre ad esequie avvenute già da un po’. Ad avventurarsi nei meandri del mistery cubano – meandri ciclicamente battuti nel corso degli ultimi anni – questa volta è il quotidiano americano Diario Las America che da Miami ha sganciato la bomba, che poi ha continuato a deflagrare sul canale televisivo dello stesso gruppo, America Tv. Ad infittire la trama gialla, l’indiscrezione del giornale secondo cui un contatto con l’ufficio stampa governativo a L’Avana avrebbe confermato a breve una conferenza stampa riservata plebiscitariamente a stampa nazionale e straniera di cui, però, non sarebbe stato precisato l’argomento all’ordine del giorno. Ad incrementare infine il lungo elenco delle eloquenti assenze istituzionali che accrediterebbero il sospetto dell’addio, soprattutto l’altisonante assenza del dittatore comunista in dicembre, al rientro a L’Avana dei tre cubani detenuti a lungo in un carcere negli Usa con l’accusa di spionaggio.

Il web rilancia il dubbio

Non solo: rumors locali tenderebbero ad avvalorare l’ipotesi della morte e, addirittura della possibile (o imminente?) sepoltura del lider maximo. Neanche a dirlo, un altro giornale digitale del dissenso, El Diario de Cuba, ha pubblicato a riguardo un servizio da Santiago de Cuba in cui si sostiene che il governo «ha proibito la circolazione delle persone nella zona del cimitero di Santa Ifigenia, dove – azzarda la testata online – presumibilmente è stata costruita la futura tomba di Fidel Castro» che, non per niente, si troverebbe secondo fonti non identificate al giornale, quasi al lato di quella dell’eroe nazionale Josè Martì». Nel giro di pocchissime ore, quindi, il tam tam funebre ha invaso il web dove l’ipotesi di una possibile scomparsa del rivoluzionario cubano – che da tempo ha abdicato in favore del fratello Raul – formulata per la verità più volte negli anni passati – è stata subito riproposta su Twitter e postata praticamente ovunque sui vari social network.

Tutte le “false morti” di Castro

Sulle reti televisive cubane, invece, incuranti del propagarsi virale della notizia tutta da verificare, continuano a trasmettere tranquillamente telenovelas, un noto programma comico e le immagini di un’orchestra di musica popolare. Di contro, invece, la successione di voci sulla possibile morte di Fidel Castro viene accolta con prudenza da alcuni media vicini all’opposizione dell’isola, per evitare – in assenza di un qualsiasi annuncio ufficiale che chissà se, e chissà quando, potrebbe arrivare – l’imbarazzo di una nuova “falsa morte” dell’ex presidente smentita poi dai fatti, come già successo diverse volte. È così che 14ymedio, la testata digitale fondata dalla blogger dissidente Yoani Sanchez, ha pubblicato un articolo dal titolo suggestivo, Imparare a vivere senza Fidel Castro, nel quale si afferma che «negli ultimi giorni sono ricomparsi i rumors sulla sua morte», ma si riportano anche dichiarazioni di cittadini qualunque dell’Avana che ricordano come «abbiamo perso il conto delle volte che abbiamo già sepolto» l’anziano leader. «È morto Fidel? La domanda è valida, ma non abbiamo la risposta», commenta con realismo Pedro Roig, docente di storia cubana negli Usa, che in un’ intervista al Miami Diario sottolinea come «quando corre la voce che Fidel è morto proviene sempre da fonti accreditate: sono sempre state versioni fabbricate dal regime stesso». A conferma che il regime comunista continua ad esercitare un inalienabile diritto di vita e, soprattutto, di morte sui suoi sudditi. O quanto meno, dei tempi con cui annunciarla e celebrarla.