FdI: “Vogliamo la verità sui soldi spesi per l’azienda di famiglia di Renzi”

Fratelli d’Italia ha presentato una mozione in Parlamento in cui denuncia una serie «di irregolarità» riguardo la concessione di un finanziamento da 437mila euro alla società Chil S.r.l di proprietà della famiglia di Matteo Renzi – società in seguito fallita – e chiede al governo di verificare i fatti ed eventualmente «promuovere le opportune iniziative finalizzate alla contestazione del danno erariale e al recupero delle somme stanziate».

Il danno erariale dell’azienda di famiglia di Renzi

«I debiti creati dall’azienda di famiglia di Matteo Renzi – si legge nella mozione che ricostruisce l’intera vicenda – sono stati pagati con soldi pubblici sia tramite la finanziaria regionale sia tramite il fondo di garanzia dello Stato quando Matteo Renzi ricopriva ruoli apicali nelle istituzioni di riferimento». Ovvero la provincia di Firenze, il comune di Firenze e infine la presidenza del Consiglio dei ministri. «Stiamo parlando della stessa azienda per cui Matteo Renzi ha fatto lo strillone da ragazzo e nella quale figurava come dirigente in aspettativa quando è diventato presidente della Provincia», dice il consigliere regionale della Toscana Giovanni Donzelli illustrando l’iniziativa di Fdi alla Camera. La società, ha ricordato Giorgia Meloni, è poi finita al centro di un’indagine della procura di Genova per bancarotta fraudolenta. «Su questo aspetto – ha sottolineato – sta lavorando la magistratura e noi non ci esprimiamo. Il tema è però politico. È normale che in un’Italia in cui gli imprenditori non riescono ad accedere al credito e si suicidano oltre 200mila euro di debiti della famiglia Renzi vengano pagati da fondi pubblici?».

La ricostruzione della vicenda

La Chil Srl – la società che faceva a capo della famiglia Renzi – non comunicò alle rilevanti autorità una serie di variazioni societarie avvenute tra il 2009 e il 2010 che avrebbero violato i termini del finanziamento garantito erogato dalla Fidi Toscana, la società pubblica partecipata dalla Provincia di Firenze, dal Comune di Firenze e dalla regione Toscana. Tra le violazioni, si legge nella mozione presentata al Parlamento da Fdi, ci sarebbe la cessione delle quote societarie a Tiziano Renzi della Chil Srl da parte di Laura Bovoli e Benedetta e Matilde Renzi in data 29 luglio 2009. Tale passaggio muta lo status della società – classificato Pmi a conduzione femminile – e così facendo viola le condizioni del prestito garantito all’80% dell’importo deliberato da Fidi Toscana il 15 giugno 2009 – che altrimenti sarebbe stato garantito solo al 60%. Inoltre Fidi Toscana non è stata informata della cessione di un ramo dell’azienda deliberato il 14 ottobre del 2010, giorno in cui venne deciso da Tiziano Renzi il trasferimento della sede legale della società da Firenze a Genova.

A quanto ammonta il costo?

Su questi passaggi Fdi ha sollecitato l’assessore della regione Toscana per le Attività Produttive Simoncini. «Nel caso in cui da verifiche risultino non rispettate le finalità previste dal regolamento – è la risposta dell’Assessore allegata nella mozione depositata in Parlamento – l’agevolazione è revocata e l’impresa è tenuta a corrispondere un importo pari a due volte l’agevolazione ricevuta». A conti fatti, la garanzia accordata da Fidi Toscana secondo Fdi è costata all’erario «26.311 euro» (quota regionale) più «236.803 euro» (quota statale coperta dal fondo centrale di garanzia afferente al ministero dello Sviluppo Economico). Questi sono i fondi pubblici che Fdi chiede vengano restituiti. «Un ramo dell’azienda c’è ancora» spiega il consigliere regionale della Toscana di Fdi Giovanni Donzelli. «È in piedi e ha un bilancio anche discreto: non è che no si sa su chi rivalersi».