Fassina: se oggi al Quirinale non c’è Prodi è solo colpa di Renzi

Tira aria di resa dei conti nel Pd. Il segno tangibile che la tensione stia ormai per superare il livello di guardia è facilmente riscontrabile nelle parole pronunciate da Stefano Fassina, tra i più irriducibili avversari interni del premier Matteo Renzi.  Parole destinate a far rumore, se non persino far saltare il coperchio di quella pentola a pressione che è il Pd attuale. Nella sua dichiarazione Fassina tocca perfidamente il nervo scoperto dell’elezione del successore di Napolitano al Quirinale, divenuto dolentissimo dopo che il governo ha accettato il “soccorso azzurro” sull’Italicum, decifrato da molti come la prova generale dell’inciucio renzian-berlusconiano per il Colle.

Nel 2013 il Professore fu “impallinato” da 101 franchi tiratori del Pd

E così tocca a Fassina svelare quel che tutti sanno o quanto meno sospettano dal quel giorno di due anni fa, quando la carica di 101 franchi tiratori incenerì nel segreto dell’urna le ambizioni “quirinalizie” di Romano Prodi. Esattamente quel che teme oggi Renzi dal suo stesso partito. E qui entra in gioco Fassina con la sua dichiarazione al fulmicotone: «A differenza di quelli che oggi chiedono disciplina e due anni fa hanno capeggiato i 101, noi siamo persone serie. Nessuno deve temere da noi i franchi tiratori». Più chiaro di così non si potrebbe. Ma il frondista non disdegna di infilare il dito nella piaga e dice che «non è un segreto» che sia stato Matteo Renzi a tagliare al Professore la strada verso il Colle. In questi casi, la smentita è d’obbligo. Ma il fatto che sia stata affidata al vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, esponente del giro stretto del premier, che ha bollato la sortita di Fassina come «una sciocchezza incredibile», sta ad indicare che Palazzo Chigi il colpo lo ha avvertito.

Fassina minaccia: sull’Italicum ci spaccheremo

Ma Fassina non si è limitato solo a rievocare il triste epilogo delle “presidenziali” del 2013, ma dai microfoni di Radio Città Futura ha anche annunciato che al Senato «una parte del Pd non voterà la legge elettorale». Sotto accusa l’intesa con Forza Italia sull’Italicum: «Renzi – ha spiegato – ha scambiato con Berlusconi la possibilità di avere i nominati, con il premio alla lista». Ma sulla vicenda del Quirinale ribadisce l’atteggiamento responsabile dei frondisti: «Rimaniamo impegnati – assicura – a condividere con tutto il Pd il criterio fondamentale per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica». Sarà, ma è difficile dopo essere stato indicato come l’ispiratore occulto dei 101 “cecchini” Renzi possa dormire sogni tranquilli sul Quirinale.