Europa sotto attacco. E in Italia 10 indagati per contatti con la jihad

Jihad: 10 indagati in Italia. Europa sotto attacco, Francia in guerra. Mentre a Parigi il primo ministro Manuel Valls ammette che oltralpe è in atto un conflitto «contro i jihadisti, gli islamisti radicali», da Londra, attraverso l’allarme diramato dal direttore dell’Europol, Rob Wainwright,  arriva la conferma secondo cui il vecchio continente ha di fronte «la più grave minaccia terroristica dall’11 settembre», con 5000 fighter europei pronti a rientrare in patria dal Medio Oriente per colpire il “nemico occidentale”. E nello specifico, allora, per quel che riguarda l’Italia, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. A detta dei procuratori Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Giancarlo Capaldo, titolari dell’indagine, i soggetti monitorati sarebbero «cani sciolti» non collegati a una cellula, ma non per per questo meno pericolosi. Nel dettaglio, dalle prime informazioni trapelate, si indagherebbe in particolare sul contenuto di alcune conversazioni via web e sugli accessi ai siti internet ritenuti più sospetti e pericolosi.

Le intercettazioni via web

E proprio dalla Rete si è partiti infatti per un lavoro di controllo e studio che ha portato all’intercettazione di conversazioni online che hanno evidenziato il ciclico collegamento a siti integralisti. Un lavoro partito anche da quanto riferito dall’antiterrorismo – secondo cui sarebbero diverse decine, tra italiani convertiti, predicatori, immigrati di seconda generazione, i soggetti presenti sul territorio nazionale con collegamenti con la Jihad – e dalla considerazione evidenziata in un rapporto dell’intelligence di casa nostra presentato all’esecutivo, al parlamento e al Copasir, in base al quale il nostro Paese è nel mirino dei miliziani islamici, anche se proprio in queste ore i servizi hanno smentito le informazioni circolate all’indomani della strage di Parigi di attentati in preparazione contro il Vaticano e la metropolitana della capitale.

Alfano sull’inchiesta romana

«L’inchiesta di Roma, che è senz’altro importante, nasce prima dei fatti di Parigi»: ha dichiarato il ministro dell’Interno Alfano ospite a Ballarò, a proposito delle indagini in corso contro il terrorismo integralista islamico. «Il nostro – ha quindi aggiunto il numero uno del Viminale –  come gli altri Paesi in Occidente, non può considerarsi a rischio zero. Ma non ci sono minacce concrete rilevate, o un attentato specifico». «La bandiera nera sul Cupolone – ha poi chiarito Alfano riferendosi alle immagini inquietanti circolate già alcuni mesi fa – è il simbolo di un’aggressione all’Occidente che combatte contro il Califfo e Al Qaida: non c’è una minaccia specifica per l’Italia, ma le minacce vogliono creare un clima di paura. E chi ha paura non è libero».