Erano diretti in Italia i due jihadisti belgi arrestati al confine

I due cittadini belgi arrestati in Francia giovedì sera nell’ambito della retata anti-jihadisti condotta da Bruxelles erano in fuga verso l’Italia e sono stati bloccati dalla polizia francese nella regione orientale di Chambéry su segnalazione di quella belga. È quanto si apprende da fonti di polizia, riferisce l’agenzia belga. I due belgi, riferiscono le fonti, volevano passare la frontiera nel momento stesso in cui i doganieri francesi hanno ricevuto la segnalazione da parte delle autorità del Belgio, e sono quindi stati fermati. Appena lanciato l’attacco a Verviers, i due membri della cellula jihadista si sarebbero dati immediatamente alla fuga. La polizia belga aveva subito emesso un mandato d’arresto europeo. Ora la Francia dovrà decidere se estradarli verso il Belgio. Finora sono state rilasciate due delle 13 persone fermate nella retata anti-terrorismo in Belgio, mentre altre tre sono state arrestate. È quanto ha comunicato la Procura federale tramite l’agenzia belga. Una delle tre persone arrestate è l’unico sopravvissuto dell’attacco a Verviers. L’inchiesta intanto prosegue e la Procura ha fatto sapere di avere l’intenzione di mantenere il più stretto riserbo nei prossimi giorni.

Una cellula composta da incensurati

In queste ore sono emerse notizie su Redouane, Tarik e Maroune: i tre componenti della presunta cellula jihadista smantellata dalle forze di sicurezza nel blitz a Verviers, secondo quanto ricostruito e pubblicato dai media belgi online. Tuttavia sulle tre identità si attendono ancora le conferme ufficiali della Procura federale di Bruxelles. Redouane Hajaoui, di 22 anni, di origine marocchina. Con la scusa di andare a trovare i nonni in Marocco era partito da Verviers, ma è stato localizzato in Siria dai servizi di intelligence all’inizio dell’anno scorso, col nome di Abu Khalid Al Maghribi. Anche il suo compagno ceceno Tarik Jadaoun è partito anche lui per la Siria dove si faceva chiamare Abou Hamza. I genitori dei due giovani, musulmani moderati, non si aspettavano che i figli si radicalizzassero e ritengono che siano stati influenzati dall’entourage che frequentavano. Ora attendono l’identificazione ufficiale delle due vittime. Secondo l’emittente tv Rtl, i due sarebbero stati influenzati da un ex imam di Verviers, espulso dalla moschea somala della città nel luglio scorso per le sue prediche estremiste. Verviers è considerata un focolaio del fondamentalismo nella Vallonia belga. Negli ultimi anni sono arrivati molti estremisti, soprattutto dopo la guerra in Cecenia, che spaventano persino le popolazioni musulmane locali. Il terzo sospetto jihadista è stato identificato dalla Dernière Heure come Maroune E., 25 anni, che si sarebbe buttato dalla finestra quando i poliziotti hanno assaltato l’appartamento. diversamente dagli altri due, vive a Bruxelles e afferma di non essere mai stato in Siria. L’uomo avrebbe una fedina penale immacolata.