Era al bar anziché a Strasburgo: e la Moretti querela chi l’ha criticata

Prendono subito d’aceto, guai a criticarli: la generazione renziana del Pd ha un alto tasso di suscettibilità nelle vene, come l’europarlamentare Alessandra Moretti che addirittura mette mano alla querela contro un cittadino che, avendola riconosciuta  seduta a un bar mentre a Strasburgo si discutevano questioni importanti, l’ha apostrofata con un «vai a lavorare». Apriti cielo, è partita la querela. Il commento di Enrico Cappelletti del M5S è sferzante.

Vietato criticare

«Si può querelare un cittadino che ti dice “vai a lavorare”, quando effettivamente sei un eurodeputato che se ne sta al bar, nel medesimo momento in cui dovresti essere a Strasburgo, dove sono all’ordine del giorno questioni importanti, quali la fine del semestre Italiano e la questione Ogm? Io credo di no. Perché i cittadini sono i datori di lavoro dei politici, non sono i loro sudditi, sostiene il senatore che chiede le dimissioni dal Parlamento Europeo della Moretti in seguito alla denuncia presentata dalla candidata del centrosinistra alle regionali in Veneto contro un attivista di M5S che alcuni giorni fa l’avrebbe apostrofata in una pasticceria in centro a Vicenza. «La campagna elettorale per le regionali – dice Cappelletti – non può e non deve essere un’esimente. Ammesso e non concesso che sia lecito tradire i propri elettori dando le dimissioni, solo qualche mese dopo la propria elezione. Certo non si possono giustificare neppure le eventuali ingiurie. Ma io credo che, nel caso analogo di un dirigente pubblico “beccato” al bar, quando dovrebbe stare in ufficio, una eventuale ingiuria da parte del datore di lavoro dovrebbe passare in secondo piano, rispetto al fatto grave del dirigente che sta al bar. La Sig.ra Moretti – aggiunge – dovrebbe dimettersi da europarlamentare. Per coerenza. E per onestà. Per poi essere libera di andare a fare quello che vuole. Invece preferisce querelare il cittadino che la richiama al dovere. Per intimidirlo». In perfetto stile Casta.

Renzi non è da meno

E in perfetto stile Renzi, anche lui molto suscettibile sui banchi di Strasfurgo durante il discorso di fine semestre italiano: A Matteo Salvini che dall’opposizione gli faceva notare l’inconcludenza di un discorso che andava a coronare il nulla di fatto nei sei mesi di presidenza italiana, il premier non ha risposto nel merito delle accuse ma è passato subito all’offesa:«Capisco che leggere più di due libri è difficile, per alcuni…».  Che clima curioso:  a criticare i renziani e a chiedere conto della pochezza o dell’assenteismo si può passare per ignoranti, ma si corre il rischio anche di essere querelati.