Elezioni Usa, Joe Bush si butta nella mischia e spara cannonate

Abbassare le tasse sulla classe media facendo pagare un po’ di più chi sta meglio. Far godere della ripresa «non solo i portafogli di banche e imprese ma anche le buste paga», mettere in regola i clandestini. A parlare non è Barack Obama. Ma un repubblicano di ferro come Jeb Bush, figlio e fratello di due ex presidenti degli Stati Uniti.

Parla Joe Bush e prende tutti in contropiede

Nel più importante discorso tenuto da quando è entrato nel giro dei possibili candidati alle presidenziali del 2016, Bush ha delineato i capisaldi della sua sempre più probabile campagna elettorale. Sferzando non Obama e i democratici, ma proprio i repubblicani ingabbiati in una logica sterile di opposizione – anche ora che ha la maggioranza in Congresso – e incapace a suo dire di essere propositiva. Una sfida aperta, dunque, a tutti quelli che nel suo partito saranno avversari nel corso delle primarie: basta proclami e sterili attacchi al presidente Obama. «Serve un confronto serio su tutti i temi vitali per il futuro del nostro Paese, quello che manca in questo momento a Washington. Se si vuole tornate alla Casa Bianca – ha aggiunto – lo si fa solo con un messaggio di speranza e di ottimismo, con un’agenda costruttiva e fatta di proposte serie. Non con la rabbia e la reazione a tutto».

Mai più una campagna alla Romney

Un messaggio forte e chiaro, dunque, a cambiare strada, strategia. Mai più una campagna “alla Romney”, insomma, che ha portato all’ultima disfatta del 2012, figlia della deriva populista dei Tea Party. Un intervento quello dell’ex governatore della Florida molto diverso da quelli che in questo weekend si susseguono nel tradizionale festival repubblicano di Des Moines, capitale dell’ Iowa, a cui partecipano quasi tutti i possibili candidati alla successione di Obama. Dal potente governatore del New Jersey Chris Christie al senatore di origini cubane Marco Rubio, dall’esponente dei Tea Party Ted Cruz all’ultraconservatore ex govenatore del Texas Rick Perry. Per finire al giovane governatore del Wisconsin Scott Walker, su cui in molti della nuova generazione ripongono grandi speranze. Assente invece Mitt Romney, la cui discesa in campo preoccupa i vertici del Grand Old Party: rischia di dividerli e di dividere i grandi finanziatori della destra.