È morto il re dell’Arabia Saudita, amico dell’Occidente

Si svolgeranno in giornata i funerali del re dell’Arabia Saudita Abdullah bin Abdul Aziz, morto all’età di 91 anni per una polmonite. La scomparsa del sovrano, che riceverà l’ultimo saluto nella capitale Riyadh, nella grande moschea della capitale intitolata all’imam Turki bin Abdullah, è stata accolta con messaggi di cordoglio dai leader mondiali, a partire da Barack Obama e Francois Hollande. Appena appresa la notizia, il presidente egiziano Abdel al-Fattah al-Sisi e il re di Giordania Abdullah II hanno lasciato il forum di Davos, in Svizzera, per prendere parte alle esequie, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato che nei prossimi giorni il vicepresidente Joe Biden guiderà una delegazione in Arabia Saudita per rendere omaggio alla memoria del sovrano, storico alleato di Washington e dell’Occidente nella lotta al terrorismo.

Il re arabo alleato degli Stati Uniti

Per oltre tre decenni Abdullah bin Abdul Aziz è stato uno degli uomini più influenti degli Stati del Golfo e ha avuto un ruolo cruciale nel dopo 11 settembre, come solido alleato degli Stati Uniti pur se in una fase per lui estremamente critica: 15 dei 19 dirottatori erano sauditi e molti indicarono nell’ideologia di al Qaeda le radici dell’interpretazione wahabita saudita dell’Islam. Dall’opposizione alle ambizioni dell’Iran a quella alle primavere arabe, fino all’appoggio alla coalizione anti-Isis, il regno di re Abdullah si è caratterizzato per uno scontro con le fazioni sciite, ma anche per la ricerca costante di un dialogo inter-religioso a livello internazionale. Nel novembre del 2007 fu il primo sovrano saudita a visitare un Papa. Si trattava di Benedetto XVI e Abdullah era da due anni il sesto re dell’Arabia Saudita. Benché considerato un ultraconservatore, nell’ultima fase aveva anche cercato di aprire qualche opportunità per le donne: nel 2009 nominò una donna viceministro e cercò di ampliare le loro possibilità di istruzione.

Il nuovo sovrano, nel segno della continuità

Il nuovo re sarà il principe ereditario Salman bin Abdul Aziz, fratellastro di Abdullah e figlio come lui del fondatore dell’Arabia Saudita, Abdul Aziz al Saud. Ottantenne e con qualche problema di salute, strascico di un ictus, Salman bin Abdul Aziz è considerato uomo dalle grandi capacità diplomatiche, ha una lunga esperienza di governo e, da ministro della Difesa, ha avuto un ruolo chiave nell’adesione del suo Paese alla coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa, con i bombardamenti di posizioni jihadiste in Siria eseguiti dai caccia sauditi. Ci si aspetta, dunque, un governo in continuità con quello del predecessore, in modo particolare per quanto riguarda la politica estera e il rapporto di amicizia con le potenze occidentali.