Draghi bacchetta i tedeschi e difende l’acquisto dei bond della Bce

Mario Draghi non le manda a dire. Se è convinto di una idea, la sostiene senza remore. Ai tedeschi che non vedono di buon occhio la possibilità che la Bce acquisti titoli di debito pubblico degli Stati in sofferenza, ricorda che la Banca centrale di Francoforte ha un mandato pan-europeo a mantenere la stabilità dei prezzi. In una intervista a Die Zeit, Draghi sottolinea che “La Bce deve mantenere i tassi bassi e mirare a una politica espansiva che accompagni la crescita”. Questo non significa che, nell’intervenire acquistando titoli pubblici, si possa agire all’infinito. “Ci sono differenze su come arrivarci”, spiega. Quel che, invece, non gli compete è “accollarsi il compito delle riforme di alcuni governi”. Un ruolo del genere richiederebbe una “legittimazione democratica” che, ovviamente, Francoforte non possiede.

La Corte di Giustizia Ue

Insomma, a parlar chiaro si va. Draghi da tempo spinge affinchè nella Ue ognuno faccia la sua parte, incomiciando dall’Italia, chiamata a portare avanti le riforme necessarie. Sull’acquisto dei bond da parte della Bce dovrà, peraltro, pronunciarsi la Corte di giustizia europea nel giro di pochi mesi. In un parere consultivo, l’avvocato generale della Corte ne ha riconosciuto  la legittimità in linea di principio. Il programma Omt, lanciato da Francoforte nel 2012, rispetta, in sostanza, i trattati europei. Nel parere preliminare in vista del “quantitative easing”, si va anche oltre. Si riconosce alla Bce una “ampia discrezionalità” nella politica monetaria per l’Eurozona. E questa è la chiave interpretativa su cui, secondo alcune anticipazioni, farà leva il parere della Corte.

La crisi greca

Continua, intanto, a rimanere al centro delle attenzioni la situazione della Grecia. Secondo Moody’s l’ipotesi di un’uscita della Grecia dall’euro “resta piuttosto improbabile”. Eventuali “rischi maggiori potrebbero avere implicazioni negative sul credito dei membri dell’area euro”, ma i rischi di un contagio sono sostanzialmente inferiori rispetto al picco della “crisi” nel 2012. “Le recenti turbolenze politiche e le elezioni anticipate in Grecia hanno aumentato il rischio di un’uscita”, segnala così Moody’s, ma le probabilità sono pur sempre inferiori rispetto al 2012.