Disastro ambientale: sequestrato l’oleodotto Civitavecchia-Fiumicino

È un vero e proprio disastro ambientale (seppure circoscritto al Lazio) di cui ancora non si riescono a quantificare i danni. Dopo la fuga di cherosene che lo scorso 6 novembre aveva colpito le località di Maccarese e Palidoro, a Fiumicino in provincia di Roma,  è stato sequestrato l’oleodotto Civitavecchia-Fiumicino, oggetto di alcuni furti che hanno procurato la rottura della condotta sotterranea.

Il sequestro

Sono stati i carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente a mettere i sigilli su decreto emesso dal gip Massimo Marasca. L’oleodotto è di proprietà dell’Eni Spa ed è stato affidato in custodia giudiziale alla stessa società. L’impianto porta cherosene denominato Jet-A1 attraverso una condotta che inizia dal comune di Civitavecchia, area portuale, e termina nell’impianto sito nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino e gestito dalla Seram Spa, attraversando anche i comuni di Fiumicino e Roma per una lunghezza complessiva di circa 70 km.

Messa in sicurezza

L’azienda conferma di aver prontamente adottato tutte le misure necessarie a far fronte all’emergenza. «Le due aree interessate  sono state immediatamente messe in sicurezza, ponendo fine al flusso di carburante, e le quantità sversate sono state contenute attraverso l’utilizzo di panne di sbarramento e assorbimento», si legge in una nota. Le squadre del reparto ambientale marino del ministero dell’Ambiente, in coordinamento con la Capitaneria di Porto di Roma, sono in azione per arginare e monitorare il fenomeno sotto il profilo dell’inquinamento marino. La vicenda nasce dai furti sulla condotta per sottrarre carburante: al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati e le indagini continuano per l’identificazione degli autori dei furti.

Moria di pesci

Il fiume di cherosene è finito sul greto delle Tre Cannelle nelle acque del fiume Arrone e del rio Palidoro. In queste ore a perlustrare l’area, oltre i volontari della Lipu, sono intervenuti il sindaco di Fiumicino e i tecnici per la bonifica. La preoccupazione è anche per i campi nelle vicinanze del canale perché l’acqua inquinata potrebbe aver già contaminato la terra. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha dato disposizione al Nucleo Operativo Ecologico (Noe) dei carabinieri di procedere ai necessari accertamenti sulle aree colpite, avvalendosi del supporto tecnico dell’Ispra.  Intanto i volontari continuano a pescare esemplari morti che non sono sopravvissuti all’avvelenamento: pesci, nutrie ma anche cormorani e rane.