Dati Google sul consumo di materiale porno: i primi sei sono musulmani

Certo è difficile da crederlo. Ma, secondo Google, il primo motore di ricerca, addirittura sei delle otto Nazioni che al mondo consumano più materiale porno sono a maggioranza musulmana. Il fatto è evidenziato in un reportage di Carrie Weisman per AlterNet ripreso dal sito Dagospia. Tra tutti, sempre secondo questi dati, il Paese più libidinoso è di gran lunga il Pakistan, seguito a ruota da Egitto, Iran, Marocco, Arabia Saudita e Turchia. E il Pakistan è anche quello dove, nella categoria porno, gli utenti provano a ricercare più frequentemente animali quali asini, cani, serpenti e, udite udite, anche gli orripilanti maiali. Insomma, a leggere i desideri e le fantasie che gli utenti ricercano sulla rete c’è sempre da restare spiazzati.

Regole che si aggirano con facilità

Perché quel che da noi sarebbe comunque liquidato con una alzata di spalle o un sorriso ironico, non te lo aspetti invece riferito a zone del Mondo nelle quali gli standard morali sono ancora assolutamente rigidi e codificati. Con l’eccezione di Libano e Turchia, si tratta infatti di paesi dove è addirittura vietata la vendita di materiale erotico. L’unica cosa certa è che il fenomeno è in grande espansione. E che la voglia di sesso virtuale e il consumo di porno on line è in crescita esponenziale. Tant’è che in Arabia Saudita sono recentemente stati disabilitati ben novemila account Twitter perché associati a pubblicazioni ritenute pornografiche dalla Commissione per la Prevenzione del Vizio. Commissione che ha poi deciso l’arresto di vari gestori di siti web. Repressione dura, certo. Che però non pare ottenga veri risultati. Del resto, è noto che in Medio oriente le regole antipornografia si possono aggirare sempre con grande facilità. Così come è semplice  e facile trovare per strada venditori ambulanti di materiale pornografico o addirittura spacciatori di codici di accesso che si prestano, dietro compenso, a sbloccare quei siti colpiti dalla censura.

Novità che corrono veloci

L’avanzata dei porno clienti del web appare perciò sempre più inarrestabile anche nelle nazioni musulmane. Ed è inoltre significativo che i mediorientali in genere non cerchino sui siti necessariamente o soltanto modelli sessuali occidentali o stranieri: la parola “Araba” risulta, infatti, quella più cliccata in Egitto, Iran e Siria. Segno dei tempi. Di novità che corrono veloci. E che potrebbero rivelarsi ancor più rivoluzionarie di quanto adesso non si capisca: come, a suo modo, lo è stata l’elezione della ventunenne Mia Khalifa, nata in Libano, pornostar numero uno sul portale “Pornhub“.