Dalla Grecia schiaffo alla troika: bloccate le privatizzazioni

Sarà l’euforia effetto della vittoria o il desiderio di dare subito risposte concrete agli elettori, ma la “rivoluzione Syriza” è partita in grande stile. Il governo di Alexis Tsipras ha annunciato subito un drastico cambio di rotta economica, con lo stop a due privatizzazioni chiave del programma dettato dalla troika – quella del porto del Pireo e della società elettrica Dei – nonché l’annuncio dell’aumento del salario minimo e delle riassunzioni nel settore pubblico. Segnali fortissimi di discontinuità rispetto alle politiche imposte da Bruxelles che hanno fatto chiudere la Borsa di Atene in calo del 9,24% ma che hanno anche scosso il partito della mediazione in seno all’Ue, nella convinzione che con la Grecia bisogna dialogare andando oltre le imposizioni e i diktat.

Governo pronto a negoziare

Lo stesso Tsipras ha ribadito il desiderio di trovare un’intesa sul tema esplosivo del debito ellenico. “Non andremo a una rottura distruttiva per entrambi sul debito: il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito. Siamo pronti per affrontare le trattative (con l’Ue) in base al nostro progetto… smentiremo le Cassandre, non provocheremo alcuna catastrofe, ma nemmeno porteremo avanti la politica della sottomissione”.

Un nuovo accordo sul debito

Il ministro delle Finanze, Yannis Varoufakis, personaggio chiave dell’esecutivo, ha previsto che “i negoziati con i creditori non saranno facili, ma negozieremo un nuovo accordo, un ponte tra i precedenti programmi greci e quello nuovo”, spiegando che si è trovato d’accordo con il presidente dell’eurogruppo Dijsselbloem su un punto: “Basta con gli scenari da far west che piacciono ai giornalisti stranieri, e basta con l’incertezza”.

Raffica di annunci

Il programma del governo greco è partito con una raffica di annunci di riforme ‘immediate’. Il ministro del Lavoro Panos Skourletis ha assicurato che “il ripristino del salario minimo a 751 euro (ora è 450 lordi) è tra primi progetti di legge del governo”. Mentre il viceministro per la riforma della Pubblica amministrazione Giorgos Katrougalos ha annunciato che i licenziamenti nel settore pubblico “contrari alla Costituzione” verranno cancellati: tra loro quelli delle ormai ‘celebri’ donne delle pulizie che da un anno e mezzo stazionano davanti al ministero delle Finanze, insegnanti e addetti alla sicurezza delle scuole. Inoltre, ha promesso il viceministro per le Politiche della migrazione Tasia Christodoulopoulou, verrà data la cittadinanza greca a tutti i figli di migranti nati o cresciuti in Grecia, “anche quelli arrivati molto giovani ma che hanno fatto le scuole qui”. Un annuncio, questo, che sarà sgradito agli alleati di governo dell’Anel, notoriamente anti-immigrazione.

Il Pireo resta ai greci, no ai cinesi di Cosco

Ma l’annuncio economico più rilevante è quello che riguarda lo stop alle privatizzazioni. Il viceministro della Marina Thodoris Dritsas ha spiegato: “Noi non vogliamo vendere la quota di maggioranza dell’Autorità portuale del Pireo (Ppa). L’accordo con Cosco (l’azienda cinese che già gestisce metà del porto) sarà rivisto per il bene del popolo greco”. Si tratta di uno dei passaggi chiave del programma di dismissione di beni statali concordato con la troika. Poi le società elettriche (un settore in cui c’era l’interesse dell’italiana Terna): il governo ha deciso di bloccare la privatizzazione della Dei e della Admie, responsabile delle reti elettriche, chiesta dalla troika. E infine, stop anche alla vendita di 14 aeroporti regionali.

No alle sanzioni contro la Russia

Anche in politica estera il nuovo governo di Atene intende marcare le distanze dai “falchi” anti-Putin minacciando il veto al rinnovo delle sanzioni contro la Russia caldeggiato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Della crisi in Ucraina si parlerà oggi al consiglio straordinario dei ministri degli esteri Ue convocato per oggi a Bruxelles.