Cremona, antifascisti ottusi: il nemico è il mondialismo, non CasaPound

«Qualche giorno fa la tranquilla Cremona — cittadina della Lombardia operosa e laboriosa — è diventata per qualche ora – scrive Destra.it– un set cinematografico. Inaspettatamente, la città di Tognazzi (un grande attore e un bel soldato della Rsi)  si è trasformata in uno scenario di un B-movie. Come in una pessima serie Rai sugli “anni di piombo”, gli antifascisti locali (una roba stramba e un po’ ridicola) hanno aggredito i ragazzi di Casa Pound. Senza motivo. Violenza, stupidità, follia. Perché? Il problema non è politico ma psichiatrico. Probabilmente i “nuovi partigiani cremonesi” hanno voluto segnalare al mondo — alle mamme distratte, ai loro pochi amici, agli scemi che gli aizzano — il loro inutile esistere. Il loro resistere alla depressione. Al vuoto. Su Fb — grande e contraddittoria agorà telematica — i commenti si sono sprecati. Molte incazzature, tante stupidaggini, poche, pochissime le cose interessanti. In questo mare magnum spicca il ragionamento — ficcante, sereno, equilibrato — di Cesare Ferri, oggi scrittore e filosofo, nei Settanta uno dei leader della destra giovanile milanese. Ragionamenti su cui riflettere e meditare. A destra come a sinistra».

Il commento di Cesare Ferri

“Qualche strillo. Cose già viste negli anni Settanta quelle successe a Cremona, cambia solo il nome dei movimenti, per il resto è l’eterno ritorno dell’identico… Allora erano i missini contro i katanga, oggi, in questa circostanza, i ragazzi di Casa Pound contro quelli dei centri sociali. Ovvero gli spiriti liberi senza alcuno scudo protettivo contro i galoppini dei poteri forti da questi ultimi coccolati. Eppure mi domando da tempo: possibile che i cosiddetti antagonisti (tra l’altro, si oppongono a chi, a cosa?) non capiscano che stanno facendo il gioco sporco dei massoni e dei banchieri? Possibile che non si rendano conto che il nemico non è certo il militante neofascista (come piace a loro chiamarlo) ma il mondialismo e chi lo vuole imporre? No, evidentemente non lo capiscono e invece di guardare la luna guardano il dito che la indica. E intanto si augurano di depotenziare, questi dei centri sociali, una sana rivolta fatta in nome dell’identità nazionale e della difesa di un popolo ridotto alla fame da quelle stesse forze che li usano come clave contro i nemici. Speravo che la lezione di quegli anni avesse fatto loro aprire gli occhi, invece no, continuano a difendere la propria cecità scambiandola per grande strategia. Strategia antifascista! Che dire? Complimenti per la profondità dell’analisi!”»