Coop rosse e ‘ndrangheta: l’ombra delle gare pilotate

Sinistra e ‘ndrangheta: c’è l’ombra delle coop rosse emiliane nell’inchiesta che ha portato ai 117 arresti della Dda di Bologna. Come scrive Libero, nelle intercettazioni gli arrestati discutono dei presunti rapporti di affari fra la criminalità calabrese e le aziende emiliane.  Su questo filone di indagine non sono stati emessi provvedimenti restrittivi  e si dovranno attendere gli interrogatori per capire  se ci saranno ulteriori sviluppi.

Decisive le intercettazioni telefoniche

Libero nell’articolo “Le ombre rosse delle coop nell’inchiesta sulla’ndrangheta” riporta alcuni stralci di intercettazioni. Tra le conversazioni di maggior rilievo c’è quella del crotonese Michele Colacino, autotrasportatore, accusato di associazione di stampo mafioso, che era stato già stato raggiunto da una misura  antiscosche quando, attraverso Transcoop, aveva ottenuto appalti dalla municipalizzata dei servizi Iren, ex Enia. Colacino fa riferimento ai tempi in cui la multiutility non si era ancora fusa con quelle di Genova e Torino e a guidare era Reggio Emilia: «Fino a quando è stato così la mia cooperativa ha sempre pilotato le gare e non ci sono stati mai problemi… prima che uscisse l’appalto, stabilivano assieme come fare uscire la gara… quindi la mia cooperativa era avvantaggiata: sapevano sempre chi erano gli invitati e c’era sempre gente di Reggio e quindi nessuno si faceva la guerra, ognuno faceva il suo».  Ma le cose sono cambiate, e si legge sempre su Libero, notava con rammarico Colacino, la testa dell’azienda è stata trasferita a Torino e per ottenere appalti ci vorrebbe un capo come quello che aveva prima, il quale dopo la fusione andava dal sindaco di Reggio Emilia e gli diceva: «Ascoltami, qui noi siamo una cooperativa di 480 soci… abbiamo lavorato sempre qua, abbiamo fatto investimenti, cioè è una questione politica, parliamo di cooperative, parliamo della zona rossa no?».