La Cina vieta il burqa nella regione musulmana: tutte a volto scoperto

La lotta al terrorismo? Per la Cina comunista passa anche per il burqa e va combattuta anche a colpi… di look. Così, tra interventismo pragmatico e nuovi codici dittatoriali estetici, sul fronte degli opposti integralismi – quello islamico da una parte e quello del totalitarismo comunista dall’altra – nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang irrompe il divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici.

Divieto del burqa

L’area compresa nella parte nord-occidentale del Celeste Impero, infatti, ha approvato un regolamento censorio che intima alle donne, proprio nella regione musulmana, di non coprirsi intermente con tunica e velo: proposta dal partito comunista a capo della provincia, la legge era in attesa di essere promulgata da mesi. I governatori regionali avevano proposto il diktat già a dicembre, e ora la norma è stata approvata, anche se non è chiaro quando scatterà fattivamente, sebbene il Congresso del Popolo Regionale abbia comunicato che il regolamento entrerà in vigore quanto prima. Le autorità politiche cercano di spiegare la decisione come «un tentativo per frenare l’estremismo crescente che ha costretto donne uigure ad abbandonare i loro costumi tradizionali colorati per indossare il burqa nero» – che, si legge nel dispaccio, non nasce come un elemento tradizionale del vestiario uiguro – sottolineando, inoltre, come il velo integrale sia stato già vietato «in paesi come il Belgio e la Francia». Ma da quando la Cina teme di apparire illiberale, tanto da affrettarsi a giustificare censure e divieti?

L’anti-terrorismo versione cinese

Questa restrizione, tra l’altro, è solo l’ultima di una lunga serie di diktat imposti alla comunità Uighur- turca, che rappresenta il 45% della popolazione dello Xinjiang, e che lamenta da tempo come e quanto il governo cinese monitorizzi la situazione da vicino intervenendo contro i suoi appartenenti. A luglio, infatti, il governo aveva emesso avvisi per i lavoratori e gli studenti della zona, in cui veniva espressamente chiesto di non digiunare durante il mese del Ramadam. In precedenza, invece, secondo il quotidiano turco Sabah, era stato proibito agli uomini di portare barbe eccessivamente lunghe. Ora il divieto del burqa per le donne. Del resto, la stessa fonte riferisce come e quanto le attività educative religiose siano monitorate attentamente e le attività nelle moschee controllate: una lezione con tanto di applicazioni pratiche, di severo anti-terrorismo: alla faccia di conformistiche e autolesionistiche aperture di dialogo e di frontiere…