Charlie Hebdo, gaffe del “Corriere”: un libro di vignette copiate da altri

È polemica dopo l’uscita con Il Corriere della Sera, a 4,90 euro, del libro “Je suis Charlie – Matite in difesa della libertà di stampa” con alcune vignette disegnate dopo la strage della scorsa settimana alla rivista satirica francese Charlie Hebdo. Gli autori delle vignette, tra i più noti in Italia, lamentano infatti di non essere stati coinvolti nel progetto e di non aver ricevuto alcuna richiesta prima della pubblicazione del libro. «Per il libro #CharlieHebdo – spiega oggi su Twitter il direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli – i ricavi vanno a #CharlieHebdo, il @corriereit non guadagna, i diritti agli autori sono riconosciuti». «Il Corriere non ci ha guadagnato un euro. Tutto va in favore di Charlie Hebdo e in ricordo delle vittime – ha poi aggiunto a Wired -. È possibile che ci sia stata un po’ di confusione, siano stati commessi errori, qualcuno non sia stato consultato. Abbiamo raccolto i disegni in rete e poi abbiamo lavorato al volume. Se avessimo dovuto attendere oltre, l’iniziativa non avrebbe più avuto significato. Mi scuso comunque con quanti si siano sentiti a disagio, e tengo a dire che siamo a disposizione di tutti per riconoscere i diritti di autore».

I maggiori vignettisti italiani coinvolti

Fra i disegnatori coinvolti Roberto Recchioni, Don Alemanno, Giacomo Bevilacqua, Giuseppe Palumbo, Paolo Bacilieri, Leo Ortolani, Sio, Gipi, Manuele Fior. «Se decidi di usare una mia immagine – scrive Recchioni in una lettera aperta al Corriere – sarebbe cosa gentile chiedermi il permesso di poterlo fare. Magari non ho piacere che il mio lavoro sia presentato in maniera orrenda, con un file a bassa risoluzione. Magari non voglio che tu ti faccia bello e nobile con la mia roba. Magari non ho piacere che una mia opera, nata da un preciso stato d’animo, sia commercializzata. Nemmeno per fini benefici». «È una cosa aberrante intanto dal punto di vista etico e morale – dice Bevilacqua in un contributo pubblicato da Wired -, perché la causa può essere anche la più giusta del mondo, ma in questo modo anche la più nobile delle intenzioni decade in maniera becera dal fatto che ti stai, di base, facendo bello con il furto di cose d’altri. Perché un giornale si dovrebbe arrogare il diritto di pubblicare un mio lavoro, coperto da diritto d’autore, per i suoi scopi, nobili o meno?».